In evidenza
Sezioni
Magazine
Annunci
Quotidiani GNN
Comuni

Settemila a Treviso Suona Jazz: record per la nona edizione del festival

Il bilancio del direttore Bortolanza: «Ad appassionati e turisti piace il nostro “fare rete”». Ieri il gran finale: i giovani in Loggia

Tommaso Miele
1 minuto di lettura

Oltre 7mila presenze in cinque giorni, con turisti e appassionati provenienti da buona parte del Nordest e dalla vicina Emilia Romagna.

È il felice bilancio della nona edizione di Treviso Suona Jazz Festival, rassegna musicale promossa da Associazione Urbano Contemporaneo (con media partnership de La Tribuna di Treviso) conclusasi ieri con la classica serata finale al Dump, a suon d’improvvisazione e jam session tra musicisti, anticipata da un tardo pomeriggio in Loggia dei Cavalieri che ha visto come protagonisti i giovani strumentisti dello Steffani Jazz Ensemble guidati dai più navigati Gianluca Carollo e Mauro Ottolini.

«Treviso Suona Jazz Festival è una manifestazione che negli anni non ha mai conosciuto battute d’arresto, in costante crescita per numeri, progetti e che, in questa edizione, ancor più che nelle precedenti, ha avuto la capacità di fare rete con enti e associazioni del territorio veneto coinvolgendo oltre alle canoniche sale da concerto, anche chiese, musei, spazi espositivi, locali e piazze del centro», sottolinea il direttore artistico di TSJF, Nicola Bortolanza.

“Intrecci” (sottotitolo del cartellone diversificato della sarabanda jazz cittadina partita mercoledì) che hanno compreso spettacoli con artisti di spicco: dal trio capitanato da Francesca Tandoi (produzione made in TSJF) alla sfaccettata esibizione “Big Mama Legacy” di GeGè Telesforo all’Auditorium Sant’Artemio, fino alla suggestiva serata di sabato al teatro Comunale con il tris d’assi Moroni-Gomez-LaBarbera, a rivisitare il genio di Bill Evans.

«La rassegna ha saputo coinvolgere al tempo stesso i talenti e le nuove leve dei Conservatori proponendo progetti dedicati al jazz al femminile, workshop, laboratori per bambini, mostre, cinema e fumetti, attirando un vasto pubblico: dal più esperto al meno esigente», concludeo Bortolanza, «E questo conferma l’idea che il jazz possa rappresentare una tipologia di musica diffusa e aperta a tutti, anche al di fuori delle classiche rotte sonore».

I commenti dei lettori