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Il parricida di Vittorio Veneto al giudice: «Non volevo ucciderlo ma era necessario farlo»

Anche davanti al gip, Riccardo De Felice ha ribadito: «Non era mio padre e temevo che potesse fare del male a me e alla mamma». Gli avvocati: «Dobbiamo trovare una struttura adatta a curarlo»

Marco Filippi
1 minuto di lettura

L'arresto di Riccardo De Felice

 

VITTORIO VENETO. Riccardo De Felice, 24 anni, ha ribadito davanti al gip Piera De Stefani di aver ucciso Francesco De Felice perché non “era mio padre” e temeva per l’incolumità sua e della madre. Al termine dell’udienza, durata un’ora, nel corso della quale ha parlato, rispondendo alle domande del giudice, De Felice è stato riportato nel carcere di Santa Bona a Treviso.

I legali del giovane parricida di Vittorio Veneto, gli avvocati Giovanni Maccarrone e Alessandra D’Aversa, hanno già dato incarico allo psichiatra bellunese Tullio Franceschini, di visitare il loro assistito per capire l’origine del delirio che l’ha portato nella notte tra martedì e mercoledì a uccidere il padre, Francesco De Felice, 54 anni, nell’appartamento al secondo piano della palazzina al civico 8 di via Rosolen a Vittorio Veneto.

All’udienza era presente anche il pubblico ministero Davide Romanelli che è deciso a chiedere nei prossimi gironi una perizia psichiatrica sul giovane, che fino a venerdì 11 novembre non aveva dato segni evidenti di squilibrio. Se la perizia dovesse stabilire che Riccardo De Felice non era capace d’intendere e volere al momento del fatto, si va verso la non imputabilità del giovane. vale a dire che il processo salterebbe e per De Felice si spalancherebbero le porte di qualche struttura sanitaria che possa curarlo.

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