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Treviso, le nascite sono ormai la metà dei decessi. La città cresce solo grazie agli stranieri

I dati Istat da gennaio ad agosto certificano la decrescita del capoluogo: 14 residenti in più al mese , ma sono immigrati

Mattia Toffoletto
2 minuti di lettura

Decrescita demografica: gli abitanti del Comune di Treviso crescono solo di 14 unità al mese. E solo grazie agli stranieri. Nel periodo gennaio-agosto 2022, a fronte di un saldo negativo morti-nati di 379 unità sono principalmente gli arrivi dall’estero (più 346) a determinare l’incremento, per il solo capoluogo, di 109 residenti.

Numeri che vanno a braccetto con quelli delle iscrizioni (2021) alle materne di Treviso, evidenziati nei giorni scorsi: il 44% degli alunni, quasi uno su due, è straniero.

E se la denatalità nella popolazione trevigiana sta picchiando duro, tanto che ogni anno la città perde 100 alunni Under 13, il bilancio demografico viene appunto salvato dalla ripresa degli flussi immigratori post Covid. «Se l’idea del sindaco Conte è attrarre abitanti da altri Comuni, i dati Istat non gli danno ragione, visto che l’attrattività si misura in poco più di 14 unità al mese», attacca Gigi Calesso, Coalizione Civica.

I dati

Le elaborazioni Istat certificano, per i primi otto mesi del 2022, un saldo positivo di 173 unità riguardo agli arrivi nel capoluogo da altri Comuni: 1.844 innesti a fronte di 1.671 partenze. Ma l’incremento maggiore è legato appunto agli stranieri: se gli ingressi dall’estero sono stati 528, le uscite verso l’estero hanno toccato quota 182, favorendo un saldo positivo di 346 unità.

Da gennaio ad agosto si sono contati inoltre 774 decessi contro 395 nascite, un saldo negativo di 379 persone. Di fatto i bimbi venuti al mondo sono stati quasi la metà dei morti: l’immagine più eloquente dell’invecchiamento dei residenti e della sempre più marcata denatalità che sta affliggendo la nostra provincia.

Così il saldo positivo di quasi 14 abitanti in più al mese, registrato da inizio anno per Treviso, trova la motivazione principale negli innesti dall’estero. Molto più basso, come già rimarcato, l’impatto dei flussi da altri Comuni, complici affitti e metrature alle stelle del centro.

Proposte

Così Calesso non le manda a dire all’amministrazione Conte: «Per crescere davvero, servono politiche molto più incisive di quelle attuate finora. Politiche socio-assistenziali, scolastiche, economiche e di riconversione ecologica che possano garantire una migliore qualità della vita».

E se Treviso non ha neppure la forza di assicurare ingressi robusti da altri Comuni, il fenomeno “culle vuote” rischia di dover cancellare sempre più aule, a cominciare da asili ed elementari.

Eloquente l’andamento delle primarie Bindoni di San Pelajo, che fra il 2017 e 2021 hanno avuto una contrazione negli iscritti del 25%. Non meno significativi il meno 20% delle elementari Rambaldo degli Azzoni e il meno 17% delle Vittorino Da Feltre. Senza scordare le Pascoli di Santa Maria del Rovere, che da settembre hanno riabbracciato la prima elementare dopo due anni di black-out.

Biblioteche

Come provare a rendere Treviso più appetibile? «La città non può più crescere in base alla logica dell’edilizia e dell’efficienza dei servizi privati», dice Calesso, «Bisogna fermare il consumo del suolo, seguire l’esempio di Reggio Emilia, più biblioteche e ludoteche».

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