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Conegliano, l’addio all’anziana uccisa dal figlio

Oggi a Parè il funerale di Maria Luisa Bazzo. Il parroco: «Questa famiglia ha bisogno di atti di amore da parte nostra»

Salima Barzanti
2 minuti di lettura

Il funerale celebrato oggi nella chiesa di Parè 

 

Commozione oggi a Parè per l’addio all’anziana uccisa dal figlio. «La comprensione non è necessaria, ma gli atteggiamenti di amore verso questa famiglia e in altre situazioni in cui ci avvicineremo all’esperienza del male e delle morte, questi sì». Insomma, non sforzarsi di capire, ma donare un sostegno incondizionato anche a chi sbaglia. Queste le parole di don Paolo Salatin, il viceparroco di Parè durante l’omelia di oggi al funerale di Maria Luisa Bazzo, per tutti Gina, uccisa lunedì 24 ottobre dalla mano di Ippolito Zandegiacomo, figlio 57enne, disoccupato e in cura per problemi psichici, nella sua abitazione di via Einaudi.

Una tragedia che ha scosso profondamente il quartiere di Parè, oggi la comunità si è riunita per l’ultimo abbraccio In circa 150 ieri si sono riuniti nella chiesa del quartiere per l’ultimo addio alla ottantasettenne, vittima un fatto così difficile da accettare, da comprendere, da affrontare. «Il mistero del male che sperimentiamo nella nostra esperienza e il mistero della morte che colpiscono l’intelligenza e la mente possono essere vissuti attraversandoli nella fede - ha affermato il sacerdote - possiamo viverli così, sapendo che la comprensione non è necessaria, ma atteggiamenti di amore sì».

Maria Luisa Bazzo 

 

Una comunità, quella di Parè che si è stretta attorno ad Aldo, il fratello di Maria Luisa e al resto dei famigliari. Una comunità raccolta in un dolore che non si può spiegare, che non si può accettare. Nella chiesa parrocchiale Beata Vergine Maria di Fatima la sofferenza era palpabile, anche nelle preghiere raccolte di tutti coloro che non sono voluti mancare all’addio a Gina. Il sacerdote, dopo la lettura del Vangelo ha fatto un parallelismo con la morte, ingiusta, di Gesù. «La morte di Gesù ci viene raccontata molto nell’essenziale, parlando del tempo buio che circondava questo avvenimento e del clima di silenzio - ha continuato durante l’omelia - racconta di Giuseppe e delle donne che si sono prese cura del corpo di Gesù nel silenzio di una morte ingiustificata, è stato ucciso senza motivo, condannato per un male che non ha commesso. Così noi ci siamo presi cura del corpo della nostra sorella Gina, come lei lo ho fatto per il marito Bruno. Dio appare silenzioso, non dice niente, non porta parole, ma c’è la presenza che accompagna gli atteggiamenti di affetto di Giuseppe e delle donne».

In chiusura della cerimonia funebre, dopo aver ricordato l’operosità, il bene fatto, le relazioni intessute e la cura del marito Bruno e del figlio Ippolito, don Paolo ha ricordato la vicinanza anche del parroco don Michele alla famiglia. «Con coraggio continuiamo ad avere atteggiamenti di bene verso gli altri, non lasciamo che il male ci blocchi», ha concluso il sacerdote. Poi la mesta uscita dalla chiesa, per l’ultimo viaggio, quello verso il cimitero di San Giuseppe. In tanti hanno abbracciato il fratello Aldo e il resto dei famigliari. Rimane sullo sfondo il dramma di un figlio che ha ucciso la madre a coltellate, tentando di tagliarle i polsi e squartando il gatto della donna, chiamando poi i carabinieri dicendo “Venite, ho ammazzato mia madre”. Nei giorni scorsi è stato affidato l'incarico per la perizia psichiatrica sul 57enne. 

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