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L’incidente, il lungo ricovero e il miracolo. Il grazie di Silvia ai vigili del fuoco di Treviso: «Mi avete salvato la vita»

Il messaggio di Silvia, 29 anni, ai soccorritori: vittima di un grave incidente, era stata estratta dopo 40 minuti di lavoro. E’ rimasta ricoverata in ospedale 5 mesi e ha subito tre interventi

Mattia Toffoletto
Aggiornato alle 2 minuti di lettura

«Vi ringrazio per avermi salvata, ve ne sarò grata a vita». Parole affidate a una lettera, scritta a mano, da Silvia Favaro, 29enne impiegata di Carbonera.

L’ha indirizzata al comando dei vigili del fuoco (un’analoga pure al direttore generale dell’Ulss 2, Francesco Benazzi) per ringraziarli dell’intervento di qualche mese fa. La ragazza, vittima di un grave incidente lo scorso 26 maggio al confine fra Villorba e Carbonera, fu estratta dalle lamiere dell’auto. Un’operazione delicatissima, durata oltre un’ora. Un’operazione che a Silvia ha salvato la vita. Poi il tunnel dei cinque mesi di ricovero in ospedale, due in terapia intensiva al Ca’ Foncello e tre per la riabilitazione a Motta di Livenza. La luce l’ha vista lo scorso 26 ottobre, quando è stata dimessa ed è tornata in famiglia, fra le braccia dei genitori e del fidanzato.

Nella lettera, breve ma intensa, Silvia racconta: «Dopo cinque mesi esatti di ospedale e due in terapia intensiva, dove ho subito tre operazioni, sono qui a scrivere per la prima volta in prima persona, per ringraziare i componenti della squadra dei vigili del fuoco che mi hanno salvato la vita. Sono intervenuti in maniera tempestiva, a nove minuti dalla chiamata sono arrivati sul luogo dell’incidente e per più di 40 minuti hanno fatto in modo di estrarmi dalle lamiere, mettendomi in salvo. Io e la mia famiglia ve ne saremo grate a vita».

Silvia avrebbe dovuto sposarsi il 3 settembre, ma le nozze sono state rinviate. Quello che conta è che ora Silvia sta bene, anche se il percorso di riabilitazione non è ancora terminato. Di certo la luce l’aveva vista già la sera del 26 maggio, quando i vigili del fuoco l’avevano estratta dalla vettura finita fuori strada in via Capitello. La sua Fiat Punto aveva colpito una colonnina del gas e si era ribaltata. Erano quasi le 20, stava rientrando dal lavoro. Una strada che percorreva tutti i giorni, per andare e tornare dalla Coldiretti di San Vendemiano. Uno schianto, un botto violentissimo.

Dopo cinque mesi di ospedale, l’idea della lettera. Il padre Evezio l’ha imbucata e ieri Giuseppe Costa, comandante provinciale dei vigili del fuoco, l’ha voluta leggere ai cronisti: «La più bella soddisfazione che possa ricevere un pompiere. Intervenire per un incidente stradale è dolorosissimo. Ci è capitato, pure di recente, di vedere corpi dilaniati. A volte, per curare lo stato d’animo, occorrono percorsi psicologici».

E se Silvia ce l’ha fatta, nella Marca quasi 60 persone – da inizio anno – purtroppo no. In tema di incidenti stradali, il comandante Costa ha rivolto un appello: «Si corre sempre di più, non c’è consapevolezza dell’importanza della prudenza alla guida. Non mettetevi in auto dopo aver bevuto qualche bicchiere di vino, perché così si altera la percezione del pericolo. E non usate i telefonini, che sono fonte di distrazione: quando guidate, metteteli sul sedile posteriore». 

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