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Sgozza la madre nella camera da letto, poi chiama: «Venite, l’ho ammazzata»

Ippolito Zandegiacomo, 57 anni, ha ucciso Maria Luisa Bazzo, 87, con un coltello da cucina. Lei aveva confidato: ho paura di lui

Diego Bortolotto
Aggiornato 3 minuti di lettura

«Venite, ho ucciso mia mamma». Ippolito Orsolina Zandegiacomo, 57 anni, ha chiamato i carabinieri, dopo avere sgozzato la madre, Maria Luisa Bazzo, conosciuta da tutti come Gina, 87 anni. L’omicidio è avvenuto nell’appartamento al terzo piano di una palazzina, al civico 105 di via Einaudi, nel quartiere di Parè.

Il delitto

Attorno alle 8 di ieri mattina i condòmini hanno sentito un grido. Solo dopo si scoprirà che era il grido di dolore di Gina, uccisa in quel momento dal figlio Ippolito. Il 57enne ha sgozzato la mamma, nella sua camera da letto. È andato lì, come aveva fatto qualche notte prima quando l’aveva intimorita. Solo che ieri mattina non è entrato per impaurirla, ma per ucciderla. Ippolito Zandegiacomo ha aperto la porta della camera della madre con già in mano un coltello da cucina, una lama lunga 20 centimetri.

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Le ha inferto un colpo secco al collo mentre la madre si trovava a letto. L’ha ferita anche ai polsi, ma il colpo letale è quello che ha reciso la carotide. Il 57enne ha lasciato sul comò il coltello pieno di sangue e ha percorso il corridoio dell’appartamento, arrivando in cucina. Lì si è accanito anche contro il suo gatto, forse con un altro coltello. La cucina è stata trovata dai carabinieri completamente in disordine, come un campo di battaglia. Non è escluso che l’uomo abbia infierito sul felino, perché non voleva che rimanesse solo, dopo il delitto.

L’arrivo dei carabinieri

Dopo la chiamata dell’uomo, quattro militari dell’Arma di Conegliano si sono precipitati in via Einaudi, in quella palazzina vicina al confine con Susegana, di fronte al pub Il Maltese. Sono saliti fino al terzo piano. «Vi ammazzato tutti», ha urlato a quel punto Zandegiacomo quando ha aperto la porta, semi svestito e sporco di sangue.

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Ha aggredito anche i carabinieri, che sono riusciti a bloccarlo a terra e, con il supporto del personale del Suem, a sedarlo. L’omicida è quindi stato trasferito nel vicino ospedale di Conegliano, dove è stato tenuto sotto osservazione dai medici. L’accusa è di omicidio aggravato dal vincolo familiare. Al momento non viene contestata la premeditazione.

La scena del crimine

La camera del delitto si trova in fondo a un corridoio. Quando i militari si sono affacciati alla porta, hanno capito che per l’anziana non c’era più nulla da fare. Il corpo di Gina era riverso prono sul pavimento a fianco al letto, in un bagno di sangue. Su un comò il coltello pieno di sangue, la probabile arma del delitto. Gli inquirenti hanno sequestrato anche un altro coltello, che potrebbe essere compatibile con la lesione. Sul posto sono arrivati il comandante della Compagnia dei carabinieri di Conegliano, maggiore Fabio Di Rezze, insieme ai comandanti di nucleo radiomobile e stazione di Conegliano.

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Da Treviso è giunto il tenente colonnello Marco Turrini, insieme al pubblico ministero di turno. Fino alle 14 sono proseguiti i rilievi tecnici da parte degli uomini della scientifica dell’Arma, che hanno sequestrato diversi oggetti, tra i quali vestiti e scarpe. La salma della donna è quindi stata trasferita nell’obitorio di Treviso, per un primo esame. In attesa di disposizioni della Procura sull’autopsia, che si dovrebbe svolgere nei prossimi giorni, oggi verrà fatta un’ispezione del cadavere, affidato al medico legale, Antonello Cirnelli.

Le indagini

Non risulta che vi fossero stati precedenti episodi di violenza in famiglia. Il padre Bruno era morto lo scorso luglio all’età di 92 anni. Ippolito aveva avuto problemi di dipendenza, un passato difficile e i rapporti in famiglia non erano mai stati idilliaci.

Ma non risultano episodi di violenza tra le mura domestiche, così non sarebbero state presentate denunce in passato alle forze dell’ordine. Gina, però, di recente aveva lanciato l’allarme in una telefonata alla nipote Emanuela Bazzo. Era notte, verso l’una di venerdì scorso: «Ho paura che Ippolito mi voglia uccidere», aveva confidato l’anziana alla nipote, che l’aveva confortata. Poco dopo Gina aveva ricontattato Emanuela dicendole che era tutto a posto. Nemmeno per quell’episodio era stato presentato un esposto o richiesto un intervento dello forze di polizia.

Ma, ripensando a quanto avvenuto, ora la nipote Emanuela – che ieri mattina avrebbe dovuto recarsi nell’appartamento della zia, a farle i capelli – dice: «Forse avrebbe potuto uccidere anche me nel raptus. Però forse, a pensarci adesso, avrei potuto immaginare che Ippolito potesse uccidere la zia». Al momento non sono emersi indizi per configurare l’accusa di omicidio premeditato a carico dell’uomo. Si è trattato di un raptus, oppure qualcosa che da tempo il 57enne covava? Il rapporto tra madre e figlio era da sempre complicato. La risposta dovrà essere data dalle indagini dei carabinieri.—

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