In evidenza
Sezioni
Magazine
Annunci
Quotidiani GNN
Comuni

San Nicolò gremita per l’addio a don Canuto Toso: «Dalla parte delle pecore»

L’omelia del vescovo di Treviso Michele Tomasi. Presenti tra gli altri il sindaco Mario Conte e i vertici dell’associazione Trevisani nel Mondo

2 minuti di lettura

Don Canuto? «Dalla parte delle pecore» lo ricorda il vescovo Michele Tomasi. Cioè «dalla parte del Vangelo». La folla del tempio San Nicolò ascolta commossa. Monsignor Tomasi abbassa gli occhi, osserva la bara, sulla quale sono stati deposti una stola ed il Vangelo, poi li alza e continua: «Don Canuto è lì tra coloro che sono benedetti dal Padre. Nella speranza lo vedo là, perché sempre nella sua vita è stato, senza alcun dubbio, dalla parte delle pecore». Vorrebbero applaudire di convinzione i fedeli, ma non si fa durante la messa.

Per salutare il prete dei migranti, morto a 91 anni ci sono i vescovi Paolo Magnani e Alberto Bottari di Castello, c’è il futuro vescovo di Vicenza, Giuliano Brugnotto. Non meno di 50 i preti, e poi il sindaco Mario Conte, il presidente della provincia, Stefano Marcon, l’assessore regionale Federico Caner, decine di sindaci, la Trevsani nel Mondo al gran completo con il presidente Franco Conte, gli ex Guido Campagnolo e Giuseppe Zanini, i gonfaloni di 60 sezioni. E poi i familiari di don Canuto, la cognata, i nipoti, i pronipoti (saranno loro ad accompagnare la bara all’esterno del tempio), fra due ali di preti.

Sulla bara, di legno chiaro, compariranno anche una rosa bianca ed una fotografia, quasi fosse una reliquia conservata dai primi amici Aclisti di Carbonera. Ecco perché il vescovo Tomasi continuerà dicendo che «il suo impegno, dei cui frutti dà testimonianza la presenza di tanti qui oggi, è stato quello di dare dignità, ascolto, accompagnamento a quanti ne avevano bisogno, per le vicende spesso faticose e drammatiche della vita. Ha donato pane fisico e spirituale, è stato vicino, ha vestito dei panni della dignità del riconoscimento sociale e del lavoro, ha visitato instancabilmente in tutto il mondo quanti, partiti da casa a causa del bisogno proprio e delle famiglie, hanno potuto costruire vicende di vita buone e felici, mantenendo il legame vitale con le proprie radici».

Il Tempio di San Nicolò gremito per l'addio a don Canuto Toso

 

Nel tempio, infatti, sono numerosi gli immigrati. C’è l’indiano che con don Canuto ha lavorato per 25 anni. Ci sono pure i musulmani. Un brivido attraversa la chiesa quando il vescovo ricorda un passaggio di don Canuto del suo testamento spirituale. «Ho compreso nel tempo che anche mia mamma rientrava nel Tuo Disegno d’amore avendo lei insistito con il papà di avere un altro figlio, prima che egli emigrasse in Argentina. Pur avendone altri tre: Gilda, Mario e Angelino. Era incinta di me da tre mesi quando rimase vedova, morendo il papà in un incidente di lavoro, nella costruzione della chiesa della mia parrocchia, S. Martino di Lupari. Papà Canuto Francesco sarebbe emigrato in Argentina la settimana dopo».

Il vescovo passa in rassegna la vita di don Toso, tra l’altro i suoi 17 anni di parroco a Sant’Andrea, la responsabilità dei primi anni con la Fondazione Migrantes, su incarico di Magnani. E l’impegno con la “Trevisani nel Mondo”, alla quale ha riservato l’ultimo passaggio del suo testamento, con l’esortazione “a conservare la propria identità, di origine culturale, e cristiana, con il coraggio di trasmetterla ai discendenti».

I gonfaloni dell'associazione Trevisani nel Mondo

 

E, per concludere, una battuta che don Toso partecipava spesso al vescovo e che lui ha riferito: «Sono nato Canuto, morirò Toso». Alla preghiera dei fedeli, dopo i nipoti è salito all’altare anche un immigrato per ringraziare ancora una volta il coraggioso prete. Lo faranno anche, nei rispettivi messaggi, il vescovo Giancarlo Perego, come presidente nazionale di Migrantes e il presidente Luca Zaia. E prima che Renzo Rostirolla intoni l’Inno dei Trevisani nel Mondo, il presidente emerito Campagnolo sale all’altare per dargli l’ultimo salto dell’Aitm. «Veramente è stato il parroco di tutti i Trevisani nel mondo, le sue braccia erano sempre pronte, aperte nell’incontrare conoscenti ed amici, sempre con sorriso festoso, sincero». «Ciao Canuto» gli dirà Riccardo Masini, prima di concludere il rito con la preghiera dell’emigrante: all’esterno del tempio, le ultime carezze alla bara, gli ultimi baci. Il sindaco Conte si è avvicinato, ha allungato la mano, l’ha tenuta appoggiata per lunghi istanti e poi si è fatto il segno della croce.

I commenti dei lettori