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Sono 170 mila i nonni nella Marca trevigiana. «Un patrimonio inestimabile»

Il 2 ottobre si è celebrata la giornata dedicata a tutti i nonni, patrimonio inestimabile di amore e saggezza

Valentina Calzavara
2 minuti di lettura

Cuochi, tassisti e baby-sitter all’occorrenza, compagni di giochi, fiabe e scorribande, ma soprattutto portatori sani di un patrimonio inestimabile fatto di amore e saggezza. Se non ci fossero i nonni, bisognerebbe inventarli. La provincia di Treviso ne conta una folta e degna rappresentanza: un esercito di oltre 150 mila e ieri era la loro festa.

«L’Italia è una repubblica fondata sui nonni» si affrettano a sottolineare Maria Rosa Giabardo insieme al marito Stefano, 36 anni di matrimonio appena festeggiati e la bellezza di 4 figli e ben cinque nipoti. Geremia 7 mesi, Arianna un anno e mezzo, Marco 3 anni, Giacomo 5 e Ludovico 6. «E penso proprio non saranno finiti».

UNA GIORNATA TIPO

Al mattino, salvo malanni di stagione, sono tutti occupati tra asilo e scuola. C’è il tempo per qualche commissione e per preparare il pranzo in vista del loro rientro ma anche una vaschetta di sugo e altri generi di conforto pronti per la sera, non si sa mai. La casa si riempie col profumo di ragù, tutti insieme a pranzo e poi via alla maratona pomeridiana, fatta di riposini, la tavola apparecchiata di fogli e pennarelli, il pavimento tappezzato di giocattoli, qualche cartone animato, le mani sporche di colore, i baffi di latte e uno strappo alla regola con la merenda al cioccolato.

«Veder crescere i miei nipoti è fonte di meraviglia» aggiunge nonna Maria Rosa, «li osservo fare e ogni volta mi sorprendono per la loro capacità di ragionare, il linguaggio, le domande… Rivedo dei tratti familiari ma anche degli aspetti unici del loro carattere e della personalità che va formandosi, ognuna diversa dalle altre. Assistere a tutto questo è un privilegio raro».

Non c’è migliore elisir di lunga vita che tornare giovani passando gli anni in compagnia dei nipotini. E intanto si è fatta sera, il tempo di salutare i nonni e tornare a casa con mamma e papà. All’improvviso scende il silenzio. «Per me non è un obbligo fare la nonna, ho scelto di seguire i figli dei miei figli e lo faccio con gioia ed energia» dice Maria Rosa, «ma dispiace vedere che in Italia oggi mettere al mondo dei figli è quasi una pazzia, una scommessa enorme, perché molto spesso l’unico sostegno per i genitori sono i nonni. E se mancano è un vero guaio».

A CASA DI RENZO

Odora di legno di pino il laboratorio di Renzo Favaretto, 66 anni, e la moglie Emanuela Artuso, 65, mentre pensano al prossimo giocattolo da costruire al loro nipotino Tobia di un anno e mezzo. «È un amore di bambino, adora i trattori, cerchiamo di trasmettergli l’amore per la natura e di portarlo a vedere la nostra campagna trevigiana a due passi dalla Ghirada e i cigni in Pescheria. Fino a settembre la mamma lavorava in smart working da noi e noi badavamo al piccolo, ora va al nido ma ci viene a trovare per fare lo spuntino di pomeriggio» dice Renzo, mentre passa in rassegna le sue creazioni fatte a mano approfittando dell’essere in pensione.

La culla, la libreria montessoriana, un cavalluccio a dondolo, e il sogno di trasmettergli la passione dell’intaglio quando Tobia sarà un po’ più grande. «Non mi chiama ancora nonno, ma non vedo l’ora che lo faccia».

LA GITA IN FATTORIA

Marco Ervas e la moglie Anna, 56 e 53 anni, sono invece due nonni che lavorano, interpreti dei tempi e della società che cambiano. «I nostri due nipotini, Giacomo e Geremia stanno crescendo a vista d’occhio, ma tutto attorno a loro c’è una rete di quartiere che insieme a noi aiuta mamma e papà. In tal senso il tempo del Covid ha contribuito a rinsaldare i legami di vicinato e questo è estremamente importante per unire forze e risorse» dice Marco. L’abitazione diventa una sorta di kindergarten. Giochi, letture, passeggiate, gite alla Vaka Mora per salutare gli animali. «Nonno, torniamo alla fattoria?».

Come si fa a dire di no. «I genitori sono i genitori, i nonni fanno i nonni» dice Marco «e a questi ultimi sia consentito anche il diritto di viziare un po’ i nipoti».

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