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In fila al supermercato per gli alcolici: «Abusi in forte crescita tra i ragazzi»

L’indagine del Ceis: il consumo di vino, birra e superalcolici tra i giovanissimi è cresciuto dopo il lockdown. Si inizia a 13 anni

Valentina Calzavara
2 minuti di lettura

In fila davanti al supermercato per acquistare lattine di birra o bottiglie di vodka di prima mattina, prima ancora che apra il supermercato. Seduti ai tavolini dei bar in compagnia di un bicchiere di spritz in pieno orario di lezione. E poi l’aggressività che si scatena nelle piazze di Treviso durante il fine settimana, con quelle che sono chiamate “baby gang” anche se i componenti non sono più bambini ma adolescenti. Il disagio giovanile si intreccia al consumo di alcol e rischia di diventare un mix esplosivo di violenza che richiede oltre alla deterrenza interventi di prevenzione da sviluppare con i giovani e insieme alle loro famiglie.

L’ANALISI DEL CEIS

«La pandemia non è una scusa, ma in questi due anni e mezzo sono cambiate le modalità di consumo dell’alcol. L’obiettivo di molti ragazzi è il “binge drinking” cioè l’abbuffata alcolica lontano dai pasti» sottolinea Luca Sartorato, presidente della cooperativa sociale Ceis di Treviso (che vanta una sviluppata area dipendenze) richiamando i dati sull’aumento di alcolici e super alcolici tra i giovanissimi. Rispetto al 2019 l’Osservatorio Nazionale Alcol dell’Istituto superiore di sanità ha riscontrato un incremento negli accessi al pronto soccorso per i postumi della sbornia del 18% nei ragazzini e del 25% nelle ragazzine, tanto che gli episodi di ubriacatura tra i 16 e 17enni si stanno allineando a quelli della popolazione dai 65 anni in su. Nel frattempo, si è abbassata a 13 anni l’età del primo consumo.

Luca Sartorato, presidente della cooperativa sociale Ceis di Treviso 

«Quello che porta i ragazzi a scegliere l’alcol è l’efficacia della sostanza come “lubrificante” nelle relazioni perché fa perdere le inibizioni e diminuisce la percezione di rischio» sottolinea il presidente Sartorato «così facendo il consumatore lega i momenti di euforia ai bicchieri e alla bevuta. L’organismo però per raggiungere lo stesso piacere richiederà quantità più elevate con danni sempre maggiore per la salute fisica e cognitiva». Non da ultimo, l’alcol è ancora la prima causa di morte diretta o indiretta tra i giovani di età compresa fra i 15 e i 24 anni che restano vittima di incidente stradale, e il Nord Est in tal senso è una delle aree più esposte all’assunzione di alcol in età precoce.

PERCEZIONE DEL RISCHIO

Nonostante i pericoli, la percezione dei rischi legati al consumo di alcol è molto scarsa tra gli adolescenti. Proprio il Ceis di Treviso, insieme alla Fondazione Zanetti, ha lanciato un sondaggio all’interno delle scuole della Marca, interpellando gli studenti di terza media. I numeri emersi sono allarmanti. «Ben l’86% dei tredicenni coinvolti non inserisce l’alcol tra le sostanze psico-alteranti e il 94% dei giovani ignora gli effetti dannosi dell’alcol». Un dato stupefacente, se si pensa all’ampio accesso alle informazioni che le nuove generazioni hanno rispetto ai predecessori. Moltissimo resta quindi da fare sul fronte della prevenzione. «Il fulcro della prevenzione è dato dal coinvolgimento dei giovani e dalla responsabilizzazione delle loro famiglie» prosegue il numero uno del Ceis.

IL PROGETTO GEA

Vanno in questa direzione le iniziative portate avanti dall’associazione nell’ambito del contrasto alle dipendenze in adolescenza attraverso il progetto Genitori efficaci in adolescenza (Gea) che ha proposto sul territorio otto cicli da dieci incontri di due ore ciascuno coinvolgendo ben 156 nuclei famigliari con una presenza dell’80% degli iscritti iniziali. «Sono state coinvolte attivamente le famiglie nello sperimentare le strategie relazionali e i questionari di soddisfazione hanno rilevano un elevato gradimento» conclude Sartorato «quello che abbiamo imparato lavorando quarant’anni nelle dipendenze è che dietro ad una dipendenza c’è spesso un bisogno emotivo non espresso o non affrontato che richiede una adeguata e competente presa in carico».

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