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A Castelfranco apre il negozio dei Buoni Vicini: valorizza quartiere e disabili

A Salvatronda si concretizza un progetto voluto da quattro soci un nutrito gruppo di volontari e l’Ulss 2 Marca trevigiana. Lo storico “casoin” diventa inclusivo

D.N.
1 minuto di lettura
Un gruppo di volontari e lavoratori di Buoni Vicini, il “casoìn” di Salvatronda 

Il “casoìn” di Salvatronda diventa luogo di inclusione per disabili: questo grazie alla nuova gestione di Buoni Vicini srl, una società benefit, che ha rilanciato lo storico punto vendita anche in questa chiave, oltre a costituire un presidio commerciale per la frazione castellana.

L’idea dei quattro soci – Stefania Baldin, Antonino Cammareri, Matteo Guidolin e Daniele Manente – era quella di dimostrare che la disabilità può creare valore economico e che nello svolgimento delle attività di tutti i giorni si può agevolare l’inclusione sociale.

Tutto comincia nel marzo scorso quando la Buoni Vicini rileva il negozio dalla famiglia Parisotto che lo aveva gestito per quasi cinquant’anni. L’idea è quella di continuare a offrire questo servizio nel territorio, approfittando anche del fatto che l’esperienza della pandemia ha rinverdito l’importanza dei negozi di prossimità: non solo sotto l’aspetto commerciale, ma anche sociale, come luogo di incontro, di comunità, dove coltivare relazione, anche dove poter chiedere aiuto in caso di difficoltà.

Un luogo «dove poter trovare un sorriso, delle persone amiche e magari scambiare due parole», afferma Stefania Baldin, coordinatrice della scuola dell’infanzia parrocchiale di Salvatronda e presidente dei Buoni Vicini srl. Ma a questo si vuole aggiungere qualcosa in più. Ed è qui che nasce l’idea di un negozio non solo “sociale” ma anche inclusivo.

La Buoni Vicini si rivolge quindi all’Ulss 2 e la cosa trova l’immediato interessamento del Sil, il Servizio di inclusione lavorativa della stessa Ulss, dove vengono elaborati progetti personalizzati per accogliere e coinvolgere i disabili.

Concretamente il progetto parte ad agosto e ora è entrato nel vivo. Il personale del negozio è stato selezionato anche in base alle esperienze di volontariato e/o professionali nel mondo della disabilità, quindi in grado di dare la giusta attenzione alle persone beneficiarie del progetto.

E ora l’intenzione è di non fermarsi qui: «Abbinare l’inclusione sociale alla presenza fondamentale dei negozi di vicinato è la vera sfida», dice l’ideatore di Buoni Vicini, Daniele Manente, «questa prima esperienza punta a diventare un progetto pilota per andare ad aprire degli altri punti vendita con le stesse caratteristiche».

«Quello che volevamo proporre», aggiunge il socio Matteo Guidolin, «era un luogo dove poter fare veramente la spesa nel cuore del paese». —

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