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Godega, Bottega denuncia: «Non trovo lavoratori e ci rimetto 10 milioni»

L’imprenditore vitivinicolo denuncia la difficoltà a reclutare manodopera. Unioncamere: «Problema reale». I sindacati aprono un dibattito sui problemi del lavoro

Francesco Dal Mas
2 minuti di lettura

L'imprenditore Sandro Bottega

 

GODEGA. La fantasia al potere? Sì, con i Prosecco bar, come quello aperto da Sandro Bottega pochi giorni fa all’aeroporto Stansted di Londra. Ma quando in azienda ti manca il personale, accade che, come nel primo semestre di quest’anno, il fatturato debba rinunciare a 10 milioni. Infatti - è il ripetuto grido d’allarme dei fratelli Bottega, che a Bibano gestiscono l’omonima azienda Bottega spa – «cerchiamo almeno 20 persone, ma nessuno si presenta nonostante la disoccupazione sia ad oltre l'8%: manutentori, magazzinieri, mulettisti, autisti, anche enologi e distillatori, soffiatori, impiegati di segreteria, operai semplici o specializzati». Nessuno si fa vivo.

Neppure, sostanzialmente, tra i profughi dall’Ucraina; altro appello lanciato a suo tempo da Sandro, in questo caso perché di maschi ne sono arrivati ben pochi, in quanto arruolati per la guerra. «La ricerca di personale - spiega Bottega - dà risultati disarmanti: mesi e mesi per trovare persone che abbiano competenza, volontà di lavorare, disponibilità a rimboccarsi le maniche e, nel frattempo, si perdono ordini e i clienti scelgono altre strade in altri Paesi, dove le aziende riescono a consegnare con puntualità e dove il rispetto per il lavoro è maggiore. In questi primi sei mesi dell'anno abbiamo dovuto rinunciare a oltre 10 milioni di euro di ordini che avrebbero portato tasse nelle casse dello Stato, diminuito le uscite da reddito di cittadinanza e generato lavoro per altre imprese».

«Oggi siamo costretti ad assumere persone, per lo più immigrati, con esperienze e preparazione ben inferiori a quelle degli italiani, ma purtroppo questi ultimi spesso non hanno convenienza a lavorare perché mantenuti dal reddito di cittadinanza», prosegue Bottega. Risultato? Drammatico, nel caso specifico. All’obiezione, soprattutto di parte sindacale, che i salari sono troppo bassi, Bottega replica: «Non mi si venga a dire che gli imprenditori pagano poco, perché se anche può essere vero in alcuni casi, non lo è nella maggior parte delle aziende d'Italia che hanno un costo del personale di poco inferiore alla media Ue, con la differenza che il maggior cuneo fiscale italiano provoca un netto in busta paga dei dipendenti inferiore agli altri Paesi».

Il caso ha sollevato ieri un dibattito a livello nazionale e di contenuto più ampio. «Il problema della non attrattività del lavoro in agricoltura è che è lavoro pagato poco, rispetto alla fatica che comporta, oltre alla mancanza di formazione del personale, perché il lavoro non è solo saper raccogliere l'uva. Il problema di base è che il lavoro è sottopagato, e spesso il lavoratore è soggetto al lavoro nero, o grigio e a irregolarità, o addirittura a sfruttamento»: così Davide Fiatti, segretario nazionale Flai-Cgil, risponde al grido d'allarme lanciato dall'imprenditore Sandro Bottega. Analoga la posizione della Uil: «A volte la difficoltà a trovare manodopera è direttamente legata alle condizioni di lavoro che, spesso, sono inaccettabili dal punto di vista degli orari, dei turni, dei salari e, soprattutto, delle prospettive occupazionali», secondo Ivana Veronese. «Maggiore formazione, una politica migratoria "efficace" e "utilizzare gli enti bilaterali» per lavorare in sinergia con le associazioni datoriali, incrociando domanda e offerta di lavoro: questa la proposta del segretario generale di Fai-Cisl, Onofrio Rota.

Unioncamere conferma la situazione descritta da Bottega: «La difficoltà di reperimento di profili qualificati, indispensabili in una fase di grandi trasformazioni come quella attuale, è un serio problema per le aziende che vogliono assumere e temo continuerà ad esserlo anche nei prossimi anni». Così il presidente di Unioncamere, Andrea Prete: «Occorre programmare l'offerta formativa, utilizzando tutti gli strumenti informativi disponibili. Inoltre bisogna intervenire sull'orientamento dei giovani». 

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