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Siccità, a Treviso è caccia alle falle nell’acquedotto. Le reti perdono fino al 50% della portata

Gli interventi per tappare i buchi si moltiplicano, costano milioni e stanno funzionando. Ma il quadro è ancora da serie “D”

Federico de Wolanski
2 minuti di lettura

TREVISO. Sono migliaia i metri cubi di acqua persi ogni anno dalla rete idrica della Marca. Acqua buona, che esce dalle tubatura vecchie e fallate e si riversa sì nel terreno, e quindi in falda, ma di fatto l’infrastruttura pubblica perde. Il problema è noto e negli ultimi anni sia Ats che il Consorzio Piave, che insieme gestiscono la rete della quasi totalità dei comuni trevigiani, hanno speso milioni cacciando e chiudendo centinaia di falle. Un intervento poderoso, ma la strada è ancora lunga. La rete di Marca ha perdite che arrivano quasi al 51% del totale immesso. La situazione varia da zona a zona, ma la media secca è pesante.

I dati

Ad oggi, lungo i 4865 chilometri di rete gestita da Ats (59 comuni), la perdita generale è del 50, 58%. Acqua persa in terra, che negli anni però è stata fortemente ridotta, basti pensare che le fuoriuscite dalla rete nel 2018 erano pari al 56, 9% del totale. Numeri che valgono a livello nazionale una classificazione da serie “D”, a cui fa da contraltare invece la promozione in “B” dei valori di dispersione d’acqua a livello “lineare”, ovvero i metri cubi persi per chilometro di rete ogni giorno (17, 8 contro i 26 del 2018).

«Tradotto» spiegano da Ats, «significa che se a livello generale abbiamo ancora molto da lavorare, se prendiamo in considerazione l’estensione della rete e il numero delle persone servite allora i valori delle perdite sono considerati buoni». E questo perché in Italia, di fatto, la rete idrica è ovunque anche molto più malmessa, una situazione figlia del fatto che per anni la risorsa idrica è stata considerata “a disposizione”, “pressoché inesauribile”, obiettivo di pochi investimenti e sporadici. Concetto che oggi sta tracollando. Nei 39 comuni gestiti dall’altra società che si spartisce la provincia, Piave Servizi (3258 km della rete), i numeri sono migliori, ma non entusiasmanti: le perdite medie secche sarebbero – dati da confermare – del 40%, mentre quelle lineari pari a 15 metri cubi per chilometro al giorno.

Milioni per la caccia

Ieri Ats ha annunciato l’investimento di 1 milione per la riqualificazione della rete a Crocetta del Montello. «Opera fondamentale per l’efficientamento del sistema idrico e fognario in un territorio che da tempo aveva l’esigenza di un rinnovamento» ha detto il presidente di Ats, Fabio Vettori. Ed è solo l’ultimo di una lunga serie di investimenti avviata per tappare le falle un po’ ovunque.

Lo dimostrano ancora i numeri: se nel 2018 si sono messi a bilancio interventi per 9, 2 milioni di euro, nel 2021 la cifra investita da Ats è lievitata a 16 milioni (erano 13 milioni nel 2020, 11 milioni nel 2019). Stessa strategia adottata da Piave Servizi che nel 2020 ha investito 5 milioni di euro nel progetto di caccia alle falle eseguito con la strumentazione aerea della Nasa per la ricerca dell’acqua; un progetto ad alta tecnologia che nel primo anno ha permesso di scovare e avviare a sistemazione 1000 perdite per un volume d’acqua risparmiato da 70 mila metri cubi.

Treviso e le altre zone

Il “colabrodo” varia da zona a zona e negli ultimi anni il divario tra aree più isolate e grandi centri si è acuito portando queste ultime a migliorare le proprie performace di rete. È un caso emblematico il capoluogo che fino a cinque anni fa aveva percentuali di perdita medie generali pari a circa il 40%, ed oggi è sceso al 23, 89%. Ats ha spinto per ricerca e soluzione delle falle, ed a certificarlo è stato anche l’annuale report di Legambiente. Altrettanto è stato fatto da Piave Servizi a Conegliano, Gaiarine, Godega e altri comuni maggiori. Dove si perde ancora molto è lungo le vecchie dorsali di distribuzione dell’acqua nelle zone più lontane o impervie, meno popolate, dove gli investimenti – non leggeri – sono più complicati e meno “convenienti” ai fini del numero di utenti da servire. Lì la rete resta più colabrodo che altrove, una realtà che poi pesa sulle percentuali generali

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