Lo smog a Treviso costa 16 mesi di vita in meno

I risultati dell’Energy Policy Institute dell’Università di Chicago. I Verdi: «Cambiare rotta»

TREVISO.  Nei giorni scorsi è stato reso pubblico l’aggiornamento 2022 dell’indice della qualità dell’aria elaborato dall’Energy Policy Institute dell’Università di Chicago (EPIC) che evidenzia come l’inquinamento atmosferico da particolato (PM10), formato principalmente dalla combustione di materie fossili, sia la forma più mortale di inquinamento atmosferico a livello globale.

L’analisi va oltre e calcola l’effetto del mancato rispetto delle indicazioni dell’Organizzazione Mondiale della Sanità sulla riduzione delle polveri sottili: ad esempio per ogni aumento di esposizione prolungata a ulteriori 10 microgrammi di PM2,5 per metro cubo di aria l’aspettativa di vita si riduce di circa un anno.

Come già fatto lo scorso anno, lo studio stima la riduzione dell’aspettativa di vita a causa dell’inquinamento atmosferico fino al dettaglio delle singole province di ogni Paese.

«Come è possibile notare dal report» sottolinea Luigi Calesso di Un’altra Treviso, «la provincia di Treviso è una di quelle che in Italia e in Europa registrano una riduzione più elevata dell’aspettativa di vita: 1,3 anni (pari a quasi 16 mesi)».

Lo studio individua in ricoveri ospedalieri, perdita di benessere, impatti indiretti sulla salute e, quindi, riduzione dell’aspettativa di vita i fattori che formano il costo sociale dell’inquinamento atmosferico.

«Si tratta di un costo che pesa mediamente su ogni cittadino italiano per 1.400 € all’anno (pari a circa il 5% del PIL). A livello europeo, invece, il peso che ogni cittadino sostiene per far fronte ai danni derivanti dall’inquinamento atmosferico è inferiore: 1.250 euro pari al 3,9% del PIL. Per quanto riguarda Treviso il costo sociale annuo dell’inquinamento atmosferico è di 1.731 € per abitante e, complessivamente, pesa sulla città per 140 milioni di euro all’anno».

«Anche nella nostra città» sottolinea Un’altra Treviso, «c’è ancora molto da fare per il trasporto pubblico urbano, per tutelare e favorire pedoni e ciclisti, per costruire una intermodalità comoda ed efficiente tra bici e treno, insomma per contribuire a ridurre le emissioni inquinanti collegate alla mobilità. Ma serve, prima di tutto, una scelta culturale e politica, quella di non dare più la priorità all’autoveicolo privato nell’organizzazione della mobilità, nella suddivisione degli spazi stradali, nella stessa pianificazione urbanistica».

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