Da gennaio 30 donne vittime di violenza a Castelfranco. Ora dai carabinieri c’è la “stanza tutta per sé”

Inaugurato un ambiente protetto e confortevole per le donne vittime di violenza, maltrattamenti e stalking che vogliano presentare denuncia o comunque segnalare una situazione di disagio e fragilità

CASTELFRANCO. Una “stanza tutta per sé” nella sede della Compagnia carabinieri di Castelfranco, ovvero un ambiente protetto e confortevole per le donne vittime di violenza, maltrattamenti e stalking che vogliano presentare denuncia o comunque segnalare una situazione di disagio e fragilità.

L’ambiente, realizzato grazie alla collaborazione tra l’Arma e l’associazione Soroptimist che ha portato in sette anni alla realizzazione di quasi duecento locali simili in Italia e cinque nella Marca, è stato inaugurato ieri alla presenza del prefetto Angelo Sidoti, del questore Vito Montaruli e del sindaco e presidente della Provincia Stefano Marcon.

Ma non sarà l’ultimo: il comandante provinciale dell’Arma Gianfilippo Magro ha annunciato che prossimamente ne saranno aperti altri due, uno a Mogliano e uno a Montebelluna. «Vuol essere un segnale di vicinanza alle vittime di violenza», ha detto il colonnello Magro, «da oggi le comunità della Castellana potranno usufruire di un servizio ancora più qualificato da parte dei carabinieri.

Le persone più vulnerabili potranno trovare oggi a Castelfranco un ambiente confortevole con persone preparate. È un servizio impegnativo ma a cui teniamo molto per lo spirito di vicinanza alle nostre comunità».

Dall’inizio dell’anno sono stati trenta i “casi” presi in carico dai carabinieri di Castelfranco come spiega il maggiore Enrico Zampolli: «Siamo intervenuti su indicazione degli interessati per maltrattamenti in famiglia e lesioni personali, ma non dimentichiamo gli atti persecutori. I casi sono sempre stati trattati con la massima sensibilità, alcuni hanno visto provvedimenti coercitivi, in altri in accordo con l’autorità giudiziaria, con denunce in stato di libertà».

Le parole d’ordine del Soroptimist per questa iniziativa ne sintetizzano l’obiettivo ovvero accoglienza, ascolto, aiuto. Alla cerimonia era presente anche direttore del servizio socio-sanitario della Ulss 2 Roberto Rigoli con le dottoresse Roberta Durante e Lucia Pavan. «Una stanza come questa è al servizio di donne e di bambini che devono rendere testimonianza rispetto alle vicende che hanno subito», spiega la dottoressa Durante, responsabile dell’équipe interprovinciale sull’abuso e il maltrattamento. «Il fatto che ce ne siano già cinque nella Marca e se ne aggiungeranno altre vuol dire preoccupazione per un fenomeno grave ma anche la volontà di intervenire: i dati sono in aumento sia a livello nazionale che regionali». Davide Nordio

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