Conegliano: rapinato davanti al Safari Club, 24enne finisce in ospedale

Il punto davanti al bar di via Manin dove è avvenuta la rapina

Il ragazzo ha riportato profondi tagli al corpo inferti con una bottiglia rotta. La rabbia dei residenti: «Troppi balordi da queste parti, siamo costretti in casa»

CONEGLIANO. Una rapina finita a colpi di bottigliate, con un operaio 24enne senegalese in ospedale a causa di profondi tagli a un braccio e alla mano. Il fatto è avvenuto in via Manin, nei pressi di un locale che già in passato aveva creato problemi di ordine pubblico, di fronte al distretto dell’Ulss 2: il Safari Club. Domenica in tarda serata verso le 23, tra due o più immigrati, complice anche l’alcool, è cominciata una discussione degenerata poi in rapina. M. C. M. 24 anni senegalese è stato aggredito con una bottiglia di vetro rotta e rapinato del telefono cellulare e di alcuni monili. Il balordo è poi scappato.

Sull’episodio sono state avviate le indagini da parte dei carabinieri che sono a caccia del rapinatore. Residenti nei pressi del locale raccontano che gli animi erano anche scaldati dall’abuso di alcolici, probabilmente il giovane rapinato conosce il suo aggressore. È stato richiesto l’intervento di un’ambulanza per soccorrere il ferito. Ieri fuori dal Safari Club e lungo il marciapiede rimanevano i cocci di vetri, resti di bottiglie di una nota marca di birra, oltre ad altri rifiuti.

Pochi metri più in là, vicino agli ingressi di alcuni condomini e abitazioni, a terra rimane la scia di sangue. Ma anche nell’aiuola dall’altra parte della strada ci sono bottiglie rotte, oltre a pezzi di cordolo di cemento, probabilmente volati durante la rissa o che i contendenti hanno minacciato di scagliarsi.

Quell’aiuola è tragicamente nota perché nel giugno 2016, morì un trentenne camerunese, Donald Fombu Mboyo “Baba Jah”, colpito da un infarto mentre stava cercando di scappare da un arresto. In quell’occasione si raggiunse l’apice della tensione, con una parte della popolazione africana che lo stesso giorno inscenò una protesta davanti al commissariato e nei giorni successivi con un corte venne bloccata la Pontebbana.

Adesso, a chiedere tranquillità e protezione, sono gli stessi immigrati che vivono lì e hanno paura dei balordi che girano da quelle parti. I residenti per la maggior parte sono di origine africana e non sopportano il disturbo, che avviene soprattutto durante le serate nei fine settimana. «Ci sono degli individui pericolosi – racconta una giovane mamma ghanese, che vive in una delle palazzine fatiscenti con la famiglia e il bimbo piccolo –. Tutti ci siamo chiusi in casa perché abbiamo paura».

L’ultimo grave episodio in via Manin risaliva al 2018, quando vi fu un accoltellamento tra stranieri. Ora terminati gli anni Covid, i ritrovi nell’area sono tornati e sembra anche i problemi di sicurezza. «È uno di quelli che crea problemi qui, l’ha colpito un suo compaesano – spiega la giovane donna ghanese –. Una volta hanno spaventato anche me quando sono andata a fare la spesa all’Interspar. Loro non abitano qui, ma se tu vieni qui sabato sera c’è sempre casino e anche la domenica, è sempre così fino a notte. Io ho paura che vengano fare del male anche a noi. Una volta ci hanno spaccato la finestra».

La mamma indica lo scuro di un balcone danneggiato, lì dove c’era la cameretta del suo bimbo.

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