Fiumi e riserve a secco nel Trevigiano, prime misure. Ats riduce la pressione nei tubi di notte

 Portata calmierata da mezzanotte alle cinque. «Florian: «Così nessun disagio all’utenza e le fonti possono ricaricarsi»

TREVISO. Calmierare la pressione nelle condotte Ats per far fronte all’emergenza idrica che sta investendo la valle Padana e con essa anche la Marca trevigiana. Questa la decisione presa dall’azienda che controlla la rete in 52 comuni della Destra Piave e ha deciso, in orario notturno, di ridurre la “spinta” nelle tubature del servizio idrico alle abitazioni in parte del territorio.

La precauzione per aree

«Si tratta di una procedura con la quale puntiamo a limitare la portata generale per fa sì che si riduca il prelievo dalle fonti, permettendo a queste di ricaricarsi negli orari di minor richiesta» spiega l’amministratore delegato dell’azienda Pierpaolo Florian. La riduzione, fa sapere Ats, è stata decisa «per adesso solo nelle aree che più di tutte oggi risentono dei problemi legati alla siccità», ovvero la Castellana e la Pedemontana.

Lì, di fatto, dalle 24 alle 5 del mattino la pressione delle tubature verrà abbassata fino ad un massimo del 40%, in base anche alle dimensione delle condotte. «Questo» prosegue Florian, «non avrà ricadute dirette sulle singole utenze cittadine perché in quelle ore la richiesta di acqua è notevolmente minore ed anche abbassando la pressione generale, ogni casa avrà l’acqua di cui eventualmente abbisogna».

Per fare un esempio pratico, non si avranno di notte rubinetti con un filo d’acqua perché essendocene pochi aperti, «la pressione generale anche se ridotta permetterà di avere la normale gettata». Ovvio se tutti, nella Castellana o nell’area Pedemontana, decidessero ipoteticamente di aprire l’acqua in piena notte allora si potrebbero avere dei sensibili cali, «ma non è ragionevole succeda» sottolineano da Ats, che sta controllando quotidianamente il livello delle falde e il quantitativo di prelievi che viene richiesto dal territorio.

Situazione di pre-allerta

L’azienda che controlla il servizio idrico di metà provincia sottolinea come la situazione sia preoccupante, ma «non ancora critica per quanto riguarda l’uso civile dell’acqua». Ma che vanno tenute in serio conto le richieste di un prelievo ragionato e attento dell’acqua, così come ribadito dalle raccomandazioni pubblicate in questi giorni da varie amministrazioni all’indirizzo dei propri cittadini.

«Le falde in alcuni punti si sono ricaricate con le piogge dei giorni passati» segue Florian, «ma non certo quanto basta per far pensare che il problema siccità non possa toccare anche il servizio pubblico». Di qui la richiesta: meno sprechi e meno consumi.

Agricoltura in crisi

Chi sta patendo la siccità sono già le aziende agricole che devono fare i conti con un netto impoverimento della portata della rete di distribuzione dell’acqua prelevata a monte dove il Piave è in affanno. «Abbiamo ridotto al minimo i prelievi» ha detto il presidente del Consorzio di bonifica Piave Amedeo Gerolimetto, «al momento non sono in programma blocchi» ma si incrociano le dita. E dal territorio fioccano gli allarmi per canali e corsi d’acqua secondari quasi in secca come il Muson e l’Avenale nella Castellana e il Livenzetta del mottense. 

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