Elezioni comunali in provincia di Treviso. Tutto quello che c’è da sapere

Ferruccio-Sacchiero

Domenica alle urne oltre centomila elettori. Si scelgono 17 sindaci e altrettanti Consigli. Le liste civiche, le strane alleanze trasversali e i test dei partiti che vogliono pesarsi in vista delle politiche del 2023. I cinque referendum, invece, nella Marca interessano potenzialmente un esercito di quasi 800 mila aventi diritto al voto

TREVISO. Una tornata amministrativa senza grandi centri e senza ballottaggi, ma con risvolti interessanti, e già sotto i riflettori, per il particolare contesto in cui cade, al di là dei 5 quesiti referendari sulla giustizia. Come peseranno sulla partecipazione popolare il conflitto ucraino e le ripercussioni sull’economia e sulla spesa quotidiana? Gli osservatori ritengono che il primo indicatore da osservare sarà quello dell’affluenza.

I COMUNI AL VOTO IN PROVINCIA DI TREVISO

Si rinnovano i sindaci e i consigli comunali di 17 comuni. Sul piano amministrativo spiccano i due comuni dove corre una sola lista: Santa Lucia di Piave – dopo che la magistratura ha escluso per irregolarità la lista del delfino del sindaco uscente Szumski – e Segusino. La sfida, per i candidati unici, è contro il quorum, il 40% degli aventi diritto, al netto dei residenti all’estero.

Sul fronte più politico - fatta la tara ai fattori di campanile - il tema è quello di una Lega che rincorre, e tenta apertamente di conquistare alcuni comuni, o comunque di sedere in giunta con alleanze molto, molto larghe.

Significativo il caso Casale, il comune più popoloso al voto: Lega, Fratelli d’Italia e Pd si sono alleati per porre fine all’esperienza civica e candidano il vicesindaco uscente Lorenzo Biotti. Formula analoga all’ammucchiata di Santa Lucia di Piave, dove i pariti volevano spodestato l’uscente Szumski. Il pronunciamento dei giudici – dopo i ricorsi – ha però sminato la competizione.

Riflettori puntati anche su Trevignano e Susegana, per valutare la tenuta delle coalizioni uscenti, fra centristi e centrosinistra, ritenute strategiche dal Pd.

Ma i Dem vogliono conservare anche le giunte di centrosinistra doc, come Silea e Cappella Maggiore. E nel primo caso il centrodestra si divide (FdI corre solo per pesarsi).

A proposito di divisioni: l’area di centrodestra si spacca a Fontanelle, uno dei 6 comuni retti dalla Lega, sparigliando le carte anche per malesseri di alcuni big. La Lega parte favorita a Godega, paese natio di Luca Zaia; Tarzo, comune del commissario provinciale della Lega, Bof, che si ricandida a sindaco: e nelle piccole Castelcucco e Zenson di Piave.

Anche a Possagno, Borso e Cessalto la Lega insegue: sotto il Grappa la situazione si arricchisce di malumori, locali e non, e tutti nel Carroccio. Nell’Opitergino Mottense, invece, l’amministrazione trasversale che governa il paese è quasi un’eccezione.

Dai partiti – in questa tornata anche creativi nella alleanze e nella formula – arrivano segnali di disaffezione alle candidature. «Sempre meno gente che vuol fare il sindaco». Mestiere delicato, bellissimo, ma assai oneroso sul piano dell’impegno e delle responsabilità, quello del sindaco. Mestiere non certo ben retribuito nei piccoli comuni. Questione di passione e vocazione, ai limiti della missione.

Anche per questo non bisogna stupirsi se in questa tornata corrono ben 6 ex primi cittadini, con il premio di tenacia all’ottantenne Gino Pozzebon, che a Trevignano sfida un altro ex collega, Franco Bonesso, scuola Dc.

Dalla Balena Bianca e dalla Prima Repubblica arriva anche Fiorenzo Fantinel, ex primo cittadino che ha messo d’accordo i partiti per porre fine al regno di Szumski. A Castelcucco corre il leghista Paolo Mares.

Due le ex sindache in lizza, entrambe del Pd: Rossella Cendron a Silea e Mariarosa Barazza a Cappella Maggiore.—

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