Sile, acqua sporca e chiuse lerce. La causa? Manca una firma

Fermo il progetto del 2019 per riattivare lo “sgrigliatore” che toglie erba e alghe. Hanno detto sì tutti, ma da mesi si attende il timbro regionale del Genio Civile. Ma intanto i trevigiani continuano a scaricare illegalmente nel “loro” fiume

TREVISO. Il Sile intasato di erbe per colpa di una firma che non arriva da mesi. Oltre alla mala abitudine di scaricare nel fiume gli sfalci delle erbe delle rive e dei campi vicini, c’è un’altra ragione dello stato in cui versa il fiume, in più parti trasformatosi in una distesa di isole di erba e plastica galleggiante: la burocrazia.

Quella che da mesi tiene inchiodato l’accordo per attivare l’unico mezzo in grado di tenere pulito il Sile, ovvero lo “sgrigliatore” di Silea. E la firma, strano a dirsi, fa capo al Genio civile, ovvero a quella stessa Regione che tre anni fa diede il “la” alla riaccensione delle macchine della chiusa. Macchine che non sono però mai ripartite.

Vent’anni di stallo

L’’impianto collegato alla centrale elettrica di Silea è fermo da anni. Una ventina circa. Ha assistito all’avvicendarsi di diverse direzioni del Parco Sile, all’intervento inutile dell’ex prefetto Laura Lega, alle proteste di sindaci di diverse fazioni politiche, ma tutti eletti a valle della grande chiusa che interrompe il flusso d’acqua al confine tra Treviso e Silea. Andato in panne anni fa a seguito di problemi di manutenzione mai risolti, l’impianto non è stato più riattivato.

A cosa serviva? A intercettare alghe, erbe, detriti e immondizia convogliandoli in una conca da svuotare ogni tanto, preservando così l’acqua del fiume pulita. Per anni, invece, tutto il materiale che si intasava sulla chiusa, invece di essere recuperato e smaltito veniva fatto ricadere nel fiume, a valle, scatenando l’ira dei comuni rivieraschi che si vedevano costretti a ripulire le sponde dai detriti provenienti da “monte”, ovvero Treviso e limitrofi.

La mancata svolta del 2019

Novembre 2019, La Regione, grazie ad un maxiemendamento, mise a disposizione 70 mila euro per finanziare “Sile Nostro”, un progetto ambientale che puntava anche a riaccendere i motori dell’impianto. La Lega sbandierò la decisione come «la soluzione definitiva al problema».

Peccato che nulla si mosse. Già, perché in puro stile italiano, i soldi da soli non bastavano, servivano le firme: quella della Regione, dei Comuni, del Consorzio Priula, di Contarina, dell’Ente Parco Sile. Perché il maxi progetto per riaccendere lo sgrigliatore prevedeva che la gestione dell’impianto venisse data a Contarina e che i Comuni rivieraschi (tutti) pagassero ciascuno una quota parte delle spese di smaltimento delle erbe e dei detriti raccolti all’altezza della conca.

L’accordo ha impiegato mesi ad essere messo nero su bianco, ed altrettanti per girare tra tutte le giunte per incassare l’ok da ogni singola amministrazione. Di qui si è arrivati a inizio anno, più o meno gennaio-febbraio 2022. Finito? Macché, alla fine di tutto il “giro” al documento mancava una firma. Quale? Quella del Genio Civile, ovvero – per via più o meno diretta – quella stessa Regione che doveva salvare il Sile. Perché nessuno firma? Non si sa, burocrazia “statale”. Manca solo quella firma per avviare tutto» ammette allargando le braccia il presidente dell’Ente Parco Sile, «e nel frattempo si stanno creando vari problemi».

Houseboat alla deriva

Uno di questi è legato alla navigabilità del Sile e si è palesato lo scorso fine settimana quando quattro houseboat della flotta “Le Boat” con darsena a Lughignano sono andate in panne con il motore mentre stavano discendendo il fiume proprio a causa delle isole d’erba.

Una di questa, con a bordo due famiglie sudafricane, ha fuso rimanendo in balia della corrente fino all’arrivo di un mezzo di soccorso. Ma poi ci sono i problemi patiti anche dai piccoli barchini che si muovono lungo il fiume, quelli legati alla pesca ma anche all’appeal delle attività di noleggio imbarcazioni e canoe lungo il fiume che si trovano a convivere con isole in cui erba e rami si mescolano spesso a materiale non proprio naturale.

Scarichi continui

E quel che è peggio, è che gli scarichi illegali di materiali si sfalcio (più immondizia varia) prosegue indisturbato, oltre che non intercettato dallo sgrigliatore. Prova ne sia lo stato della centrale elettrica di Treviso, circondata da isole verdi, la chiusa del canale di scarico a Ponte San Martino davanti alla quale si è formato un promontorio di rami, immondizia e verde, o il corso del Siletto che continua ad affluire nel Sile portando cespi e cespi di foglie tagliate da chissà quale riva a monte di Treviso.

Basta affacciarsi ai giardinetti di S. Andrea per contare le piccole isole galleggianti che finiscono nel corso d’acqua principale. È tutto il segno chiaro che la gestione del fiume non funziona, oltre a mancare di una firma che potrebbe risolvere un bel po’ di problemi.

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