Il Giro d’Italia passa a Treviso e le scuole chiudono, genitori infuriati: «Sbagliato chiudere»

Alessandro Povelato, Nicola Vendraminetto e Cristina Tronchin

Genitori in rivolta: il 26 maggio niente lezioni negli istituti del capoluogo per la Carovana Rosa. «I figli a casa chi ce li tiene?»

TREVISO. Genitori increduli, arrabbiati, delusi: a Treviso il Giro d‘Italia vince su scuola e famiglie. Il Comune ha decretato che giovedì 26 maggio tutte le scuole di ogni ordine e grado presenti nel territorio comunale della città resteranno chiuse per il passaggio della diciottesima tappa del Giro.

Per le Stefanini, designate come sede del “punto tappa”, si aggiunge anche venerdì.

Altri giorni senza lezioni, un’altra occasione in cui a rimetterci sono i bambini e i ragazzi. Fuori dalle scuole non si parla d’altro, come nelle chat di classe o nei gruppi Facebook dedicati alle mamme di Treviso. La decisione, presa a fine marzo dalle istituzioni, non è piaciuta ai genitori che solo lunedì hanno scoperto che dovranno fare i conti con le conseguenti difficoltà organizzative.

«Come chiudono le scuole allora dovrebbero chiudere anche le aziende, per permetterci di stare con i bambini» è il commento ricorrente. Ma il disappunto delle famiglie è provocato anche dalla presa d’atto che l’istruzione è seconda rispetto a un evento sportivo.

«Come genitore mi sono chiesta se fosse corretto togliere altri giorni di scuola e trovo che non si possano sacrificare di nuovo i ragazzi. Il fatto che debbano rimetterci le scuole significa che c’è poca attenzione nei confronti della cittadinanza» interviene Cristina Tronchin, mamma di un bambino di una scuola dell’istituto comprensivo Stefanini, «C’è stato anche un gap comunicativo, io ho saputo dal vostro giornale».

Più accesa la testimonianza dell’ingegner Paolo Luzi, padre di due ragazzi: «La scuola non è un optional! Si potrebbe capire la chiusura di quelle scuole che sono direttamente coinvolte per stradario dal giro, ma chiuderle tutte è la dimostrazione lampante che chi amministra non ha visione e interesse a risolvere problemi complessi; è più semplice e meno faticoso dire tutti a casa».

Il mancato coinvolgimento delle famiglie è, invece, il focus secondo Nicola Vendraminetto papà di due bimbi piccoli: «La scuola ha una duplice funzione: da un lato quella educativa e di socialità, dall’altra permettere ai genitori di andare a lavorare. Se ci fosse stata la possibilità di restare a casa dal lavoro ne sarei stato lieto, ma così ci mette in difficoltà. Non sono neanche state previste attività alternative, la cosa è stata scaricata sulle famiglie, che non sono state interpellate. Sono state decisioni calate dall’alto».

Interviene anche Alessando Povelato presidente del comitato genitori dell’IC 1 di Treviso: «Questa decisione non tiene conto delle esigenze dei ragazzi e delle famiglie. Avrebbe avuto più senso preparare prima un percorso educativo sull’uso della strada e della bicicletta, cosa che non è stata fatta. È stata persa un’occasione per chinarsi a solo esigenze economiche».   

2

Articoli rimanenti

Accesso illimitato a tutti i contenuti del sito

3 mesi a 1€, poi 2.99€ al mese per 3 mesi

Attiva Ora

Sblocca l’accesso illimitato a tutti i contenuti del sito

Video del giorno

Briatore: "Noi abbiamo fatto l'upgrade della pizza". Sorbillo: "Lo rispetto, ma è buona anche quella di 5 euro"

Bruschette integrali con fagioli e zucchine marinate

Casa di Vita
La guida allo shopping del Gruppo Gedi