Svetlana ferita da russi: occhio salvato al San Valentino di Montebelluna prima dell’intervento a Padova

Svetlana con i segni del bombardamento sul volto insieme alla figlia prima del ricovero a Montebelluna

La vicepreside ucraina è rimasta ferita nella scuola distrutta dai russi. Era stata prelevata al confine con la Polonia e portata nel Bellunese

MONTEBELLUNA. Svetlana è vicepreside nella scuola 21 a Chernihiv, 150 chilometri a nord di Kiev. Una vita normale, appagante, serena. Ma il 4 marzo, durante un bombardamento russo che ha letteralmente distrutto metà dell’istituto, la donna è stata investita da una miriade di schegge di una vetrata esplosa nel corridoio che stava attraversando per controllare che tutti gli studenti fossero al sicuro.

Svetlana in quell’attacco ha perso un occhio, oltre ad aver rimediato decine di schegge in tutto il corpo. Le prime cure le sono state assicurate in Ucraina come racconta la feltrina Giovanna Baldissera, impiegata alla Provincia di Trento e che, da quando è scoppiata la guerra in Ucraina, si è data da fare per portare ai profughi al confine con la Polonia il materiale di cui avevano bisogno trasportando qualcuno di loro anche in Italia.

La storia della vicepreside di Chernihiv ha molto colpito Baldissera. «Qualche giorno fa il mio contatto a Leopoli, Iryna, mi ha chiamato chiedendomi una mano per trovare un posto in un ospedale a Svetlana. Le servivano cure specifiche per ricostruire l’orbita oculare ma anche per estrarre le decine di schegge che ha nel corpo. A questo punto», prosegue la feltrina, «mi sono data da fare e sono riuscita a trovare un posto all’ospedale di Montebelluna dove Svetlana è sotto osservazione in attesa di essere operata alla clinica di Padova, centro di eccellenza per la chirurgia oculistica».

All’ospedale San Valentino a Montebelluna Svetlana è curata amorevolmente. Ma dopo questo intervento delicato, dovrà sottoporsi ad altre operazioni chirurgiche per rimuovere le micro schegge che ha in tutto il corpo.

«Svetlana è arrivata dall’Ucraina con un tappo di bottiglia all’interno dell’orbita oculare per non farla chiudere. Appena scesa dalla corriera con la figlia di 19 anni che studia lingue all’università, Svetlana ci ha ringraziati per l’aiuto che le abbiamo dato», racconta la volontaria.

«Il suo status di rifugiata politica le consente di ricevere le cure necessarie. Svetlana ha frammenti di metallo e vetro nelle mani e non riesce più a muoverle. Ma è molto combattiva. Ha una capacità di resistenza incredibile e sua figlia è un vero tesoro. Queste due donne mi hanno dato una lezione di forza e tenacia incredibili. Purtroppo di casi come Svetlana, cioè di persone ferite, ne vedremo sempre di più tra chi arriva in Italia sfuggendo alla guerra», conclude Baldissera. —

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