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Prosciutti Dop con i maiali danesi Processo al via

F. C.
1 minuto di lettura

CASTELLO DI GODEGO

Cinque affronteranno il processo, mentre uno ha chiesto la messa alla prova. Si è aperto ieri a Treviso, davanti al giudice Francesco Sartorio, il processo a carico dei sei imprenditori trevigiani accusati di frode in commercio, vendita di prodotti con segni mendaci e falsificazione della documentazione. Sono i titolari di alcuni stabilimenti tra i Comuni di Breda di Piave, Quinto, Castello di Godego, Treviso, Zero Branco e Trevignano dentro i quali si lavorava per produrre “materia prima” con la quale realizzare prosciutti Parma Dop e San Daniele Dop.

Ad innescare le accuse, un’indagine del Nas, allargata anche al Friuli e all’Emilia Romagna, attorno alla genealogia dei maiali utilizzati per produrre quei prosciutti. Nel corso dei loro accertamenti i carabinieri avrebbero infatti scoperto che contravvenendo al “disciplinare” i produttori avrebbero fatto riprodurre le scrofe senza utilizzare un maiale nazionale, ma il seme di un’altra tipologia di suino, in particolare danese di razza Duroc. Da qui l’accusa che riguarderebbe la nascita di qualcosa come 12 mila animali nella rete degli stabilimenti produttivi della Marca. Ma per i produttori era tutto in regola. La loro difesa inoltre si basa sul un presunta assenza di prove. Visto che gli animali – trattandosi di una indagine condotta cinque anni fa – sono stati già tutti macellati e la merce venduta. Ma il tribunale invece ha deciso di aprire il processo per fare luce su quanto accaduto all’interno degli stabilimenti trevigiani sulla base di una accusa che, comunque, vede aperti altri fascicoli penali anche in altre regioni e a carico di altri produttori. —



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