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Treviso, tutti in piazza contro il caro bollette. La protesta unisce imprese e cittadini

Gas quintuplicato in due anni, energia elettrica quadruplicata nel 2021: «Il Governo ci aiuti o affondiamo tutti assieme»

Fabio Poloni
5 minuti di lettura

Alessandro Marcon (Foto Film)

 

TREVISO. Dalle lettere al Governo fino alla protesta di piazza. Pochi temi riescono a unire le voci in un coro di protesta come quello dei rincari energetici. Un vero flagello. Accomuna il piccolo barista al parrucchiere, l’artigiano meccanico all’industriale del settore alimentare. «È una situazione davvero difficile per le nostre aziende e per certi versi drammatica. Stiamo ricevendo ormai da settimane segnalazioni di imprenditori in difficoltà in tutti i settori agricoltura, artigianato, turismo, edilizia – spiega Mario Pozza, presidente della Camera di commercio di Treviso – È necessaria un’azione del Governo per supportare le nostre aziende sul fronte dei rincari, ma anche su quello più di lungo periodo che riguarda la politica energetica del Paese: va ripensato anche il nucleare. Se le categorie scenderanno in piazza per protestare, sarò con loro. Al loro posto avrei già organizzato. È un problema che pesa come un macigno sulla competitività delle nostre imprese».

Il rincaro del gas è balzato a dicembre 2021 a +572% dal valore pre-crisi (2019) mentre il prezzo dell’energia elettrica è mediamente quadruplicato rispetto a inizio anno (+411%) con punte anche maggiori in determinate condizioni e fasce orarie. Da gennaio 2022 poi nuova stangata sulle bollette di gas e luce (+61% e +48%), al netto dei benefici parziali delle misure adottate dal Governo. L’asse della protesta unisce imprenditori e lavoratori, che rischiano di affondare sulla stessa barca: Confindustria ceramica – spiega Mario Cunial, presidente del gruppo materiali da costruzione di Assindustria Venetocentro – ha scritto una lettera al Governo assieme alle sigle sindacali sottolineando «l’aumento drammatico dei costi energetici e delle materie prime che può determinare il crollo delle marginalità, compromettendo la competitività del nostro sistema industriale e mette seriamente a rischio interi comparti dell’economia nazionale».

Francesco e Michela Livolsi

 

Tra le misure richieste: investimenti sul gas nazionale e sostegni alle imprese tramite cassa integrazione. Pronti alla piazza anche gli industriali? «Sarei d’accordo – dice Cunial – credo sia importante esprimere il proprio disagio». Ma è una bolla passeggera o una crisi energetica strutturale? «Ah non lo so, lo scorso settembre si diceva fosse passeggera...».

Franca Sbrissa (Foto Film)

 

«Le “ripresine” economiche dell’ultimo decennio sono state trainate dal manifatturiero, un comparto che, quando crolla, non si ricostituisce più, a differenza di altri, come il turistico, che sono più elastici. Quando chiude una ditta manifatturiera, infatti, ce n’è una in qualsiasi parte del mondo pronta a rimpiazzarla – sostiene Mattia Panazzolo, direttore Cna Treviso – Il caro energia si inserisce in un quadro già drammatico di per sé, e rischia di mandare fuori mercato le ditte manifatturiere del nostro territorio. La produzione industriale italiana è calata dello 0,7% a dicembre 2021 e le previsioni di gennaio indicano -1,3%».

L’IMPRENDITORE

Spegnere gli impianti e sperare. Così hanno fatto a gennaio alle Industrie Cotto Possagno, nome storico dell’industria trevigiana. Spegnere e sperare che passi la nottata da incubo del caro energetico. «Abbiamo approfittato per fare manutenzione straordinaria agli impianti, tenendone fermi tre su sei – dice Mario Cunial, vicepresidente dell’azienda di Possagno e presidente del gruppo materiali da costruzione di Assindustria Venetocentro – perché i costi energetici sono arrivati vicini al punto di non sostenibilità. In altri settori siamo già oltre: conviene tenere fermi gli impianti».

Mario Cunial

 

Trentamila euro a gennaio 2021, centodiecimila a dicembre scorso: «È la bolletta di energia elettrica di uno dei nostri stabilimenti», dice Cunial. Peggio elettricità o gas? In questo momento il metano, decisamente, che ha prezzi quintuplicati e che a noi che usiamo forni di essiccazione e cottura costa il doppio rispetto all’energia elettrica. In passato non era così: costava tra i 20 e i 24 centesimi a metro cubo, oggi tocca l’euro».

Numeri pazzeschi. «Molte imprese, in queste condizioni, sentono la spinta alla delocalizzazione: conviene andare a produrre dove l’energia cosa meno». Nonostante poi i costi dei trasporti, che qualche mese fa sembravano il problema dei problemi? «Sì, i costi energetici sono superiori». Aumenti che toccano tutte le componenti (dal cemento al vetro e all’acciaio) e bloccano l’intera filiera dell’edilizia: «Progetti già firmati si fermano perché i costi sono diventati insostenibili. Così si blocca anche la spinta al risparmio energetico del Superbonus».

IL PRODUTTORE

«Nella nostra azienda si è passati da un costo mensile dell’energia elettrica del 2019 di 12 mila euro ai 69.600 al solo mese di dicembre 2021, con un aumento su base annua del 700%, pari a 600 mila euro in più. Noi usiamo solo fonti alternative e questo ci fa aggravare la situazione». Lo dichiara Sandro Bottega, patron dell’omonima azienda di Bibano di Godega di Sant’Urbano, tra i principali produttori di vino e distillati italiani.

Sandro Bottega, produttore vinicolo a Bibano di Godega

 

La questione del rincaro delle bollette energetiche rischia di pregiudicare quanto di buono stanno facendo le aziende per ripartire dopo la crisi causata dalla pandemia: «Le imprese italiane sono sane ed efficienti – continua Bottega – ma sul lungo periodo temiamo che il perdurare dell’aumento dei costi vada a erodere il valore aggiunto che esse creano, con le conseguenze di riduzione degli investimenti in ricerca, necessari per la crescita e lo sviluppo. Anche in settori dove il consumo di energia è inferiore a quello delle industrie meccaniche, quindi anche nell’agricoltura e nella lavorazione dei prodotti agricoli, gli aumenti sono arrivati a incidere profondamente. La qualità è il vero valore aggiunto del Made in Italy, non possiamo rischiare una revisione al ribasso». A ciò si aggiungono i costi per le assenze del personale per malattia e gli aumenti di materie prime «per oltre 300 mila euro in un mese, pari al 30 per cento del totale. «La gravità della situazione – conclude Bottega – non è soltanto legata all’aumento dei costi, ma anche alla totale incertezza».

L’AZIENDA/1

Non solo l’aumento dei costi di produzione, specie per l’esponenziale crescita dell’energia elettrica. Anche la difficoltà nel trovare figure specializzate, e non, ha indotto la Komponex, azienda di Ponte di Piave, attiva nello stampaggio e nell’assemblaggio di componenti in plastica, a rivoluzionare il suo fare impresa. Dall’ultimo trimestre del 2021 ha ridotto il numero di addetti, e ancorandosi al 4.0 per l’analisi dei processi produttivi, opera solo su due turni diurni presidiati, garantendo comunque efficienza e produzione, anziché con il ciclo continuo come un tempo.

A sinistra Andrea Pellegrino e Nicolò Baldissin

 

L’ad Andrea Pellegrino, insediatosi nel 2015, ha intrapreso un percorso di investimenti in attrezzature e figure chiave per rendere l’azienda totalmente votata al 4. 0 come a filosofia di gestione. È proprio il 4.0 e l’interconnessione delle macchine ai software gestionali hanno permesso a Nicolò Baldissin, responsabile della produzione, di attuare scelte mirate. «Questa scelta è stata comunque sofferta, poiché inverte una scelta aziendale di investimento nelle risorse umane da sempre intrapresa», dichiara Baldissin, «Speriamo comunque che sia sul fronte energetico, sia sul fronte mercato del lavoro la situazione possa cambiare nel breve periodo per poter ritornare all’assetto di inizio 2021, poiché la domanda nel nostro settore sembra essere in costante crescita». In un contesto incerto, l’azienda non vuole abdicare dalla sua filosofia: «D’altro canto, continueremo a investire in automazione e industria 4.0, per un’azienda sempre più efficiente e non vincolata alla risorsa umana, fattore scarsissimo in questo periodo». 

L’AZIENDA/2

Da 115.000 – quanto costava l’energia prima della pandemia – ai 200.000 euro di oggi. Quasi il doppio, e ancora non sono arrivati i rincari del 2022.

Alla Fraccaro Spumadoro Spa, nota azienda dolciaria a conduzione familiare di Castelfranco, nata nel 1932, quello degli importi delle bollette è un lievitare che non rientra affatto nella tradizione familiare, imperniata invece sull’uso del lievito madre per i prodotti di pasticceria di un’azienda sensibile ai temi della sostenibilità e del rispetto dell’ambiente, anche attraverso il packaging.

I titolari della Fraccaro: Paolo Pietrobon, Michele e Luca Fraccaro

 

La prima – e cruda – analisi dei costi di gas e d energia elettrica parla di un aumento del 70-80% negli ultimi tre anni. L’impatto degli aumenti dei costi ha portato un aumento del 50-60% dell’incidenza di questi costi sul costo del prodotto. Su base kg, se l’incidenza era di 0,11 euro nel 2018, e poi di 0,12 nel 2019 è schizzata a 0,18 nel 2021. «Lo sbalzo è stato senza dubbio notevole» dicono in azienda, «senza tener conto di quella che potrà essere adesso l’impennata annunciata in questo inizio di 2022».

Ha comunque funzionato il... paracadute, ovvero l’utilizzo del fotovoltaico, grazie all’impianto installato anni fa, che ha consentito di ridurre l’impatto per la componente dell’energia elettrica: «Abbiamo anche valutato la possibilità di cambiare i turni», puntualizza il presidente del cda, Luca Fraccaro, «ma lavorando con il lievito vi sono tempi e metodi ben precisi da osservare, che non permettono di apportare modifiche così importanti al nostro processo produttivo».

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