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Villa Ducale a Mazzorbetto

Estorsioni, usura, minacce non parlano i quattro arrestati

Le quattro persone arrestate dalla Distrettuale Antimafia sono accusate di essere vicine al clan vicentino dei Bolognino, condannati come ’ndranghetisti

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Sono rimaste in silenzio, avvalendosi della facoltà di non rispondere, le quattro persone arrestate dalla Distrettuale Antimafia di Venezia, con l’accusa (a vario titolo) di essere vicini al clan vicentino dei Bolognino (condannati in primo grado come ’ndranghetisti affini alla famiglia Grande Aracri) e di aver preso parte a estorsioni e minacce, di imprenditori in difficoltà ai quali erano stati prestati soldi a tassi d’usura.

Ieri, infatti, era in programma l’interrogatorio di garanzia davanti al giudice per le indagini preliminari Luca Marini. L’unico a prendere velocemente la parola, per tramite del suo legale, è stato l’imprenditore albanese Ilir Shala, 43enne residente a Trevignano: «Abbiamo detto che è estraneo a ogni contestazione che gli viene mossa. Faremo ricorso al Tribunale del Riesame contro la misura cautelare», commenta al volo l’avvocato Carlo Cianci. Per l’accusa, Shala - imprenditore edile che ha già patteggiato nel filone principale dell’inchiesta Bolognino - avrebbe ottenuto la proprietà di Villa Ducale a Mazzorbetto dall’imprenditore trevigiano dei rifiuti Giuseppe Severin, a copertura di un prestito. Villa con affaccio sulla laguna, poi venduta a un imprenditore svizzero - sostiene la Dda - che sarebbe stato costretto a pagare 85 mila euro a Antonio Genesio Mangone “l’avvoltoio”, uomo di fiducia dei Bolognino (anche lui ieri in silenzio, difeso dall’avvocato Francesco Salviato). Ricorso al Tribunale della libertà annunciato anche dall’avvocato Patrizio Janniello per conto di Bernardo Cuman, architetto vicentino e del figlio Giulio, 42 anni. Sette gli episodi estorsivi contestati - a vario titolo - dalla pm dell’antimafia Paola Tonini. —



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