Superbonus, indagini nella Marca: la Finanza a caccia degli intermediari

Dopo il sequestro di 109 milioni al Consorzio Sgai l’attenzione si concentra sulle aziende che hanno collaborato

TREVISO. Il centro dell’inchiesta è a Napoli, ma le sue diramazioni puntano dirette verso Treviso. La Guardia di Finanza in questi giorni si sta concentrando sulle aziende di Marca che hanno agito insieme o per conto del Consorzio Sgai.

Dopo la notizia dell’indagine e del sequestro disposto dalla Procura di Napoli a danno del gruppo partenopeo, allo studio dell’avvocato Maria Bruschi ieri sono arrivate altre decine di telefonate. Tutte di persone preoccupate perché hanno riconosciuto il nome del consorzio nelle proprie carte.

Nella Marca i casi sono numerosissimi, oggi non è ancora possibile quantificare con esattezza i danni a carico dei cittadini trevigiani che hanno affidato al Consorzio Sgai i lavori per il superbonus, ma che non hanno visto nemmeno partire i lavori.

Solo da parte dello studio Bruschi sono partite un centinaio di denunce, da parte di assistiti perlopiù trevigiani, oltre ad alcuni padovani, bellunesi e friulani. Sgai ha replicato, assicurando che dimostrerà la correttezza del suo operato, e sostenendo che su 5. 709 clienti le denunce arrivano da una minima parte.

Una versione che di certo non collima con quella dell’avvocato Bruschi, e nemmeno con quella della Procura di Napoli, che ha disposto il sequestro di 109 milioni di crediti d’imposta, di cui 83 già monetizzati, eseguendo, attraverso le fiamme gialle dislocate nel territorio, 21 perquisizioni in Veneto, Lombardia, Friuli, Piemonte, Lazio, Abruzzo, Campania, Calabria.

A Treviso la guardia di finanza ha bussato alla porta di un ufficio in centro storico, che fungeva da sede locale del consorzio. Ma si sarebbe trattato di una sede di facciata. Non risulta nemmeno nessun indagato della Marca, ma quel che risulta sono decine di cantieri fantasma, per un valore da milioni di euro, che stanno tenendo in ansia i trevigiani.

Il sistema, ricostruito dalla Guarda di Finanza di Napoli, partiva dall’attività dei procacciatori, che proponevano ai privati di effettuare i lavori nelle loro abitazioni per ottenere il superbonus: cappotto, infissi, fotovoltaico. Tutto ciò che serviva per avere il beneficio fiscale. Facevano stipulare loro dei contratti di appalto con la cessione del crediti. Ma una volta ottenuta la documentazione necessaria ad avviare le pratiche – o parte di essa – il Consorzio spariva. Nelle denunce presentate dai cittadini non solo di Sgai si parla, ma anche di un paio di aziende con sede nel trevigiano.

Poi, ottenute le firme necessarie, il Consorzio avrebbe emesso fatture per operazioni inesistenti nei confronti dei privati. Sul cassetto fiscale di ogni singolo contribuente poi comparivano le fatture, con la cessione del credito, grazie all’asseverazione di commercialisti e professionisti su cui la Finanza ha riscontrato “rilevanti anomalie”. È questo uno degli altri fulcri dell’indagine, anche nel trevigiano; perché si vuole andare a capire chi, e in che modo, nel territorio trevigiano ha collaborato al sistema Sgai.  

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