«Togliamo i vigneti dal Piave e non serviranno le casse»

Pozzobon (Legambiente) propone un’alternativa al progetto della Regione «Si restituisca al fiume spazio nella golena». Oggi a Roma si discute il ricorso

PONTE DI PIAVE

«Il sindaco di Ponte di Piave dovrebbe essere preoccupata del proliferare delle viti nella golena del fiume, altro che casse di espansione...». Fausto Pozzobon, del circolo Legambiente Piavenire, non le manda a dire, dopo l’intervento con cui Paola Roma, primo cittadino di Ponte di Piave, ha indicato le casse di Ciano come la soluzione ai problemi idraulici del fiume e delle popolazioni rivierasche.


Oggi è una giornata fondamentale per il progetto, al Tribunale delle acque di Roma verrà discusso il ricorso presentato dal Comune di Crocetta contro il progetto della Regione. Nel lungo elenco de i contrari compare anche Legambiente. «Alla sindaca di Ponte di Piave consiglio di osservare prima di tutto le dinamiche fluviali che stanno interessando il letto del Piave nel territorio golenale del suo Comune. Si accorgerebbe, per esempio, che a nord del ristorante “Ai Sette nani” c’è un dislivello di 6/7 metri tra il piano campagna ed il greto, a causa dell’erosione, che si è già portata via il Giardino botanico comunale», sostiene Pozzobon. «Da qualche tempo Roma è allineata alle idee dell’assessore regionale Gianpaolo Bottacin».

Legambiente da tempo suggerisce un’altra soluzione per i problemi del Piave, che si traduce nella restituzione al fiume di metri quadri che gli sono stati rubati dell’attività dell’uomo, in primis con la viticoltura. «Che le casse di espansione risolvano i problemi di sicurezza idraulica del fiume è un miraggio», prosegue Pozzobon. «Se la sindaca Roma effettuasse una serie di sopralluoghi, fino alla golena in territorio di Cimadolmo, si accorgerebbe che buona parte dei terreni sono occupati dalla viticoltura intensiva. Dai nostri calcoli, suffragati da uno studio di un esperto, il 92% del territorio golenale di Ponte di Piave è occupato da viti di prosecco».

Insomma non è con progetti da milioni di euro, ma con alcuni passi indietro sullo sfruttamento del fiume, che si possono salvare il Piave e i Comuni rivieraschi, secondo il presidente dell’associazione ambientale. Più facile a dirsi che a farsi, visto che in questi anni il fiume è stato utilizzato più come una risorsa economica - vedi, prima della viticoltura, l’attività di estrazione di ghiaia - che come una ricchezza ambientale e turistica.

«A tutti i sindaci del Medio Piave a breve inoltreremo una richiesta di incontro. Chiederemo di tornare a scoprire il loro fiume, togliendo la tacita delega che hanno assegnato al Genio civile e, quindi alla Regione», conclude Pozzobon. «Il Piave non è solo un letto da scavare ed in cui far passare l’acqua delle morbide e delle piane, questo fiume è bellezza, è biodiversità, è turismo slow ed ecosostenibile, quindi è anche economia, ma diversa da quella per cui è stato utilizzato fino ad oggi». —



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