Il quartiere chiama l’A27 «Qui troppi suicidi servono protezioni alte»

VITTORIO VENETO

«Non facciamo diventare il viadotto di Longhere come il ponte dei suicidi di Crespano del Grappa». Non nasconde preoccupazione Silvano De Nardi, presidente di quartiere della Val Lapisina. A farlo decidere a intervenire pubblicamente è stato l’ultimo suicidio, avvenuto lunedì scorso proprio dal viadotto della A 27. Un uomo di 78 anni, arrivato da Conegliano, dopo aver accostato l’auto all’altezza del viadotto di Longhere, ha scavalcato la protezione e si è lasciato cadere. «Purtroppo non è il primo tragico episodio del genere», fa notare Silvano De Nardi. «Ne sono successi parecchi ormai, davvero troppi. Non vorrei che quel viadotto autostradale diventasse il luogo prescelto per compiere l’estremo gesto. Occorre fare qualcosa e subito». Il presidente di circoscrizione chiederà nei prossimi giorni un incontro con la Società Autostrade.«Qui non si tratta affatto di fare polemica», ci tiene a precisare, «ma qualche strategia si potrebbe adottare, magari alzando le reti di protezione in quel punto del viadotto dell’A 27 tra Longhere e San Floriano. Non vogliamo far diventare via della Vallata la strada della morte. Questa cattiva fama deriva dagli incidenti stradali e ora anche dai suicidi». Si ricorda che sono attivi numeri verdi per supporto psicologico contro il suicidio. Tra questi: Telefono Amico (199284284) e Progetto InOltre della Regione (800334343). —


FRANCESCA GALLO

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