«Volevo diventare psicologa, mi trovo a guidare il settore edilizio della Marca»

Paola Carron, che con i fratelli è a capo dell’omonima impresa ereditata da papà Angelo, presiede anche le 165 aziende che aderiscono all’Ance 

l’intervista

A capo di un settore tipicamente maschile, come l’edilizia, a Treviso c’è una donna. Si chiama Paola Carron, ha 53 anni e insieme ai fratelli gestisce l’impresa di famiglia fondata da papà Angelo a San Zenone degli Ezzelini nel 1963. Il capostipite è mancato vent’anni fa, ma i cinque figli non si sono lasciati abbattere portando la Carron, che oggi sta costruendo la Cittadella sanitaria dell’Usl 2 accanto all’ospedale Ca’ Foncello, a un fatturato di oltre 250 milioni di euro.


Non è solo per questo che è stata scelta il 27 ottobre 2020, in piena pandemia, a presiedere l’Ance, la sezione di Assindustria Venetocentro che riunisce 165 imprese nella Marca. Di lei si fidano, la conoscono da quando lavorava con passione e discrezione all’interno del gruppo giovani.

Donna tra gli uomini: è andato tutto liscio?

«A dire il vero all’inizio ero titubante anche perché non amo la visibilità. Avevo comunque fatto esperienza nel gruppo giovani che considero una bella palestra ed è lì, sul campo, che ho imparato ad affrontare le problematiche, i grandi temi, le relazioni con le persone. Forse sta qui il motivo per cui non ho trovato molte resistenze: non ero un nome calato dall’alto».

Problemi a gestire l’era covidiana?

«In un momento drammatico per tutti, sul fronte lavorativo si sono aperte delle possibilità grazie ai bonus edilizi nonostante ci siamo dovuti scontrare con il sistema burocratico. Questo vale anche per le infrastrutture. Mi auguro che la crisi abbia portato una scossa all’apparato rendendolo più snello».

Qual è il suo stile nel lavoro? «Seguo gli insegnamenti di mio padre: serietà, rispetto dei tempi, qualità, attenzione ai dipendenti, alla sicurezza, all’ambiente. Ho imparato che è importante lavorare per produrre ricchezza, ma che prima di tutto ci sono i valori da rispettare, su cui fondare la propria vita e la famiglia».

Uno dei problemi delle imprese è la successione, poiché spesso i figli scelgono altre strade.

«Per noi non è stato davvero così: tutti lavoriamo in azienda. Mio fratello Diego, il più anziano, la dirige, io seguo il commerciale, Arianna il marketing, Marta l'aspetto finanziario e Barbara la sostenibilità, a cui teniamo, convinti che etica ed estetica debbano andare di pari passo per ottenere un benessere più elevato».

Benessere è un concetto che le sta a cuore.

«Un mio sogno era studiare psicologia, ma poi il percorso di studi è stato un altro: l’azienda aveva bisogno di competenze e mi sono diplomata geometra. Poi però ho studiato counseling all’Accademia dell’Essere di Verona e devo dire che mi serve anche nei ruoli che ora ricopro».

Che non le lasciano molto tempo per sé.

«Come presidente Ance e vicepresidente Assindustria sono sommersa da mille impegni, però appena posso cerco di ritagliarmi qualche ora per giocare a golf con mio marito Roberto: mi rilassa immergermi nel verde e concentrarmi sulle partite liberando la mente».

Qual è il lavoro a cui è più legata?

«L’università di Treviso perché è stato un momento particolarmente delicato per noi fratelli: mio padre è mancato a soli 58 anni e ci siamo trovati di fronte, oltre al dolore profondo, alla necessità di proseguire l’opera con difficoltà concrete, come per esempio realizzare tre piani di garage interrato in una città d’acqua. Portarlo a termine è stato un momento di lancio per l’azienda e di consapevolezza che ce la potevamo fare».

Sembra che vostro padre sia sempre con voi, lo citate spesso.

«È così, gli abbiamo dedicato un film a vent’anni dalla morte. Si chiama “Codice d’Angelo” e ha vinto il premio “Valori d’impresa” grazie al regista Giancarlo Marinelli, Sebastiano Somma che interpreta mio padre e Anna Galiena, mia madre Graziella. Guardandolo si capisce che lui ci ha voluti uniti, cinque fratelli e una cosa sola».

Un ricordo di papà Angelo. «Lui era l’uomo del fare, però sapeva usare le parole: avevo vent’anni ed era per me un momento difficile. Papà capì, mi portò con lui in macchina con la scusa di aiutarlo a trovare parcheggio e per la strada riuscii ad aprirmi e confidarmi».

E di mamma Graziella cosa può dire?

«È il nostro centro di gravità: papà decideva, lei mediava e comunicava il suo amore, anche attraverso il cibo. A 77 anni la pandemia l’ha costretta a rallentare le attività, dall’università per anziani al volontariato in Africa dove passava un mese intero. Lei per noi c’è sempre».

Anche i suoi figli lavoreranno in Carron?

«Non lo so. Maria ha 22 anni, si laurea in gennaio nel settore turismo e vuole girare il mondo, Covid permettendo. Lorenzo, 20 anni, studia business management a Milano. Io rispetterò le loro scelte, sperando che seguano l’insegnamento del nonno Angelo: fare le cose, qualsiasi cosa, mettendoci passione». —



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