Il dramma di Federico, ucciso a 24 anni dalla fibromatosi

Il giovane di Castello di Godego vinse un premio letterario raccontando la sua malattia e il suo attaccamento alla vita. Studiava all’università di Padova, si è spento in ospedale a Montebelluna

CASTELLO DI GODEGO. Aveva raccontato il suo attaccamento alla vita in un libro che ebbe una menzione speciale al premio letterario di Cittadella intitolato ad Andrea Bizzotto, desiderava diventare un ricercatore, fino alla fine ha espresso il suo talento dettando alla mamma parole di profonda poesia e bellezza. Giovedì mattina – in ospedale a Montebelluna – ha smesso di battere il cuore di Federico Pegoraro, 24 anni.

Viveva a Castello di Godego. La famiglia ha dato il consenso all’espianto degli organi «perché Federico sarebbe stato felice di aiutare altre persone a sorridere», spiega mamma Gabriella Gazzola. Il giovane lascia papà Giuseppe e i fratelli maggiori Matteo e Luca.

Era uno studente brillante: la maturità al liceo scientifico di Scienze Applicate, poi l’Università a Padova, corso di laurea in microbiologia molecolare. Da quando aveva 12 anni conviveva con la neurofibromatosi, ne parlò in un convegno al Bo nel 2017: «Non conoscevo questa malattia e ritenevo il solo nome troppo strano per essere conosciuto. I suoi sintomi, però, stavano limitando i miei movimenti. In breve tempo persi la forza agli arti, anche alzare una scodella mi risultava difficoltoso».

«Era coraggioso, tenace», ricorda il fratello Luca, «era tifoso della Juve e appassionato di viaggi. Gli amici gli sono stati vicini sempre, anche con qualche video nel periodo Covid, e hanno dato sostegno alla nostra famiglia. Dopo un primo momento di fatica, Federico è riuscito a prendersi tante rivincite». Nel suo libro “Sunshine, c’è ancora musica per le mie orecchie” aveva scritto: «Se siamo in difficoltà dobbiamo essere più forti degli stessi problemi, le soluzioni spesso esistono. Che siano immaginarie o reali, talvolta, poco importa».

Credeva alla scienza e nella forza della letteratura: «La scrittura è rimasta una fedele alleata: mi ha spinto a scrivere un romanzo che potesse raccontare la mia storia, nel tentativo di poter aiutare tutte quelle persone che si accingono a iniziare quel percorso che io ho affrontato».

Al Bo – davanti ad esperti mondiali di neurochirurgia e alle famiglie dei piccoli pazienti – aveva lanciato un appello: «Invito a instaurare un dialogo proficuo con i medici nella speranza di aiutare quel processo di ricerca di cure a malattie che ancora non sembrano averne. Prendiamo parte, per quanto possibile, a queste ricerche. Non dobbiamo temere quei mostri che sembrano attanagliare le nostre giornate». Il funerale verrà celebrato lunedì alle 15 in chiesa a Castello di Godego.

2

Articoli rimanenti

Accesso illimitato a tutti i contenuti del sito

3 mesi a 1€, poi 2.99€ al mese per 3 mesi

Attiva Ora

Sblocca l’accesso illimitato a tutti i contenuti del sito

Video del giorno

Kenya, elefantessa partorisce due gemelli: non accadeva da anni

Porridge di avena alla pera e nocciole

Casa di Vita
La guida allo shopping del Gruppo Gedi