Giavera, delegazione di “Ritmi e danze dal Mondo” ricevuta dal Papa

(foto Ansa-Vatican Media)

Hanno aperto in Vaticano la “lenzuolata” realizzata con le bandiere. Il Santo Padre si scaglia contro tortura e trafficanti di esseri umani

GIAVERA. Una delegazone di “Ritmi e Danze dal Mondo” è stata ricevuta sabato 27 novembre 2021, in Vaticano da Papa Francesco. Si è trattato di un “reinvito”: infatti il Santo Padre aveva già invitato l’organizzazione presieduta da don Bruno Baratto il 7 dicembre del 2020, ma poi l’aggravarsi della pandemia aveva portato all’annullamento dell’appuntamento. «È un attestato di stima per la comunità multicolore dei volontari del Festival, che da 26 anni costruisce incontri tra genti di culture diverse», commentano i promotori della manifestazione nata sulle pendici del Montello, nel contesto della casa di accoglienza per persone migranti.

(foto Ansa-Vatican Media)

Il gruppo ha portato la ormai classica bandiera-lenzuolo come simbolo di pace e di integrazione.

Il Santo Padre è tornato a parlare delle "torture che subiscono i migranti quando i trafficanti li prendono: questo succede oggi, non possiamo chiudere gli occhi". Lo ha detto alla delegazione di Giavera, ribadendo l'importanza di rispettare "la dignità delle persone".

Grande commozione da parte della delegazione.

(foto Ansa-Vatican Media)

La passione, la partecipazione, la condivisione, sono i “valori fatti a mano” – come li chiamano a Giavera - che hanno costruito l’identità dell’organizzazione impegnata anche a sostenere micro progetti solidali e al cui festival estivo a Giavera hanno voluto partecipare personalità come il premio Nobel per la pace Shirine Ebadi e l'allora ministra Cecile Kyenge. In questi anni il festival ha organizzato anche “trasferte” in Italia e nel mondo per conoscere varie esperienze di accoglienza come quella dell’ex sindaco di Riace Domenico Lucano, da poco condannato dalla giustizia non senza polemiche.

In questo quadro di recente alcuni volontari del Festival sono andati nel sud della Tunisia per incontrare alcune realtà associative del territorio come i pescatori della città di Zarzis, che in quel periodo hanno salvato alcuni migranti naufragrati lungo le loro coste.

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