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Lavoro, strage senza fine: a Treviso 61 vittime in quattro anni. I nomi, le storie, i drammi. Perché non diventino oblio

A casa li aspettavano madri, compagne, figli. Più della gelida contabilità, sono le storie a raccontare l’emergenza, per nulla rallentata dai lockdown e dalle zone rosse, anzi, aggravata dopo la ripresa

TREVISO. Mattia, morto a 23 anni in cantiere a Montebelluna travolto dal carico, aveva la stessa età di Aziz Diop, caduto dal silos alla Grigolin di Susegana. Avevano dai quaranta ai cinquant’anni Mirko Merotto, Nazif Ajdarovski e Valentino Zanutto, gli ultimi “morti di lavoro” nella Marca.

A casa li aspettavano madri, compagne, figli. Più della gelida contabilità – 16 morti da inizio anno nella Marca secondo l’Osservatorio Vega contando anche quelli in itinere (tragitto strada-lavoro), 8 sul luogo di lavoro, e una media di 35 infortuni al giorno – sono le storie a raccontare l’emergenza, per nulla rallentata dai lockdown e dalle zone rosse, anzi, aggravata dopo la ripresa.