«Retaggi reazionari, lo sdegno però è stato un bel segnale»

Parla Alessandro Zan, il “padre” del ddl bocciato, dopo la polemica della messa di San Zenone 

l’intervento

«Sono rimasto stupito che un parroco si sia spinto a organizzare una messa di ringraziamento per quell’applauso volgare e sgangherato in Senato, che ci ha fatto vergognare davanti a tutto il mondo».


Entra nel merito e ragiona in prospettiva il deputato veneto Alessandro Zan, del Partito Democratico, “padre” del disegno di legge contro l’omofobia e i crimini d’odio, finito per essere il bersaglio del parroco di San Zenone degli Ezzelini che ha deciso di convocare una messa di ringraziamento a Dio proprio per la bocciatura del provvedimento in Parlamento. Salvo poi annullare la funzione dopo la pioggia di polemiche e indignazione che hanno avuto un’eco nazionale.

Una vicenda che si è chiusa mercoledì sera con una stretta di mano tra don Antonio Ziliotto, promotore della contestata iniziativa, e il sindaco Fabio Marin, che è omosessuale e che ha tenuto aperta la porta del dialogo ma restando saldo nel condannare fermamente ogni forma di discriminazione. Per l’onorevole Zan quanto accaduto a San Zenone degli Ezzelini ha molto da insegnare.

«C’è un retaggio ancora fortemente reazionario e patriarcale all’interno della nostra società, Chiesa compresa, che crea discriminazione e odio. Ma penso che anche questa volta la reazione di sdegno della società civile abbia dimostrato che il Paese è più avanti. E questo la Cei lo sa bene, e lo dimostra l’intervento della diocesi di Treviso per bloccare quella funzione, che addirittura arrivava ad associare il Covid a una “punizione divina” per il ddl Zan. Medioevo».

Un aspetto, quest’ultimo, che racconta almeno in parte quanto siano ancora profonde le spaccature, ideologiche e generazionali. Forse non è un caso che mercoledì sera la manifestazione anti-discriminazione sia stata promossa da un gruppo di diciottenni di San Zenone e dintorni che, dopo aver letto il foglietto parrocchiale, hanno deciso di organizzarsi con bandiere arcobaleno e messaggi di esortazione all’amore, esprimendo in forma pacifica il loro disappunto per la presa di posizione del parroco.

Una quarantina di ragazzi e ragazze ma pochi adulti, l’impressione era che una parte del paese “non ci fosse”. In ogni caso, il presidio ha visto comparire ad un certo punto il sindaco e il parroco insieme per stringersi la mano, ufficializzare le pubbliche scuse del sacerdote e riprendere la strada del dialogo.

«È stato certamente un bel momento: il sindaco Marin, che conosco personalmente, è una persona preparata, coraggiosa e capace, e ha gestito in modo ottimo questa faccenda. A chi lancia messaggi di chiusura ed esclusione, come effettivamente quel parroco ha fatto, si deve porre la mano per aprire al dialogo. C’è forse un messaggio più cristiano di questo, esattamente come lo è la lotta a tutte le discriminazioni?».

Un percorso che deve continuare attraverso il confronto rispettoso, ma quali sono i prossimi passi che il nostro Paese dovrà fare per allargare la sfera dei diritti fondamentali della persona?

«Il ddl Zan mirava a tutelare tutte le persone per quello che sono, e garantire loro piena cittadinanza, come prescrive la nostra Costituzione all’articolo 3. In Italia questo ancora non accade, dunque una legge completa ed efficace, che non lasci indietro nessuno, è assolutamente un passo necessario nel cammino verso una piena uguaglianza di tutti i cittadini. La nostra battaglia, anche in Parlamento, continua. Proveremo fino all’ultimo minuto utile di questa legislatura a portare a casa questo risultato». —



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