Fusione, un percorso che parte da lontano

Castelcucco primo Comune che avalla il dossier preparato da Cavaso per la Regione. L’esperienza della Comunità Montana

cavaso del tomba

Una municipalità da 15 mila abitanti: questo è il progetto che sta prendendo forma nella Pedemontana del Grappa. Le amministrazioni al lavoro sono quelle di Castelcucco, Cavaso del Tomba, Monfumo, Possagno e Pieve del Grappa. Nonostante la notizia sia stata accolta con positività dalla gran parte dei cittadini, i sindaci delle località coinvolte mettono però le mani avanti. «Questo è solo il primo passo che serve per ottenere i dati oggettivi da sottoporre alla popolazione. Qualsiasi scelta sarà condivisa con i residenti», sottolinea Gino Rugolo, sindaco di Cavaso, Comune capofila del progetto che avanzerà alla Regione Veneto la richiesta per il finanziamento dello studio di fattibilità del costo di 21 mila euro.


Il primo consiglio comunale che ha avallato la scelta di dare mandato per la realizzazione del dossier è stato Castelcucco. «La fusione è un progetto condiviso che è partito tanto tempo fa grazie all’esperienza maturata anche con la Comunità Montana del Grappa - spiega il primo cittadino Adriano Torresan - È una necessità per i piccoli Comuni come i nostri che in questi ultimi anni hanno visto ridursi i trasferimenti dallo Stato alle amministrazioni locali».

Le associazioni di funzioni di cui parla Torresan, e che avevano avuto ampio riscontro proprio nella Comunità Montana, prevedevano un percorso di aggregazione che da una parte vedeva Castelcucco, Paderno, Crespano e Borso; dall’altra Cavaso, Possagno e Monfumo. Se i primi avevano iniziato ad avere diversi servizi territoriali e amministrativi in comune, i secondi non avevano sposato la progettualità. Nel 2019, grazie alla fusione di Crespano e Paderno, nacque la nuova municipalità di Pieve del Grappa. Da allora, grazie all’aggregazione territoriale, nelle casse del Comune arrivano ogni anno poco meno di 900 mila euro dallo Stato, mentre la Regione ha contribuito con un importo (una tantum) di 480 mila euro.

Da quel momento, il progetto di fusione delle realtà pedemontane è tornato in auge. I Comuni restii all’aggregazione, grazie anche al cambio delle rispettive amministrazioni, ora hanno fatto un passo avanti iniziando a dialogare. Tutto ciò è stato facilitato anche dalle ultime scelte che hanno visto diversi servizi amministrativi, tecnici e sociali prendere la via del consorzio o dell’associazionismo tra comunità contigue. Lo studio di fattibilità verrà redatto da una società che dovrà fare sintesi tra i vari aspetti storici, demografici e territoriali.

Un titolo di tutto rispetto lo avrà il capitolo economico. Se l’accorpamento servirà per ottenere maggiori finanziamenti da parte dello Stato, è indubbio che l’aspetto della riduzione dei costi fissi non è secondario. L’esempio lampante è il municipio di Pieve del Grappa: a fronte dell’accorpamento di servizi e uffici, il risparmio netto sulle spese supera la soglia dei 60 mila euro l’anno. «Anche il blocco delle assunzioni è un tasto dolente - sottolinea Torresan - Manca il turnover, il personale comunale va in pensione e non possiamo assumere. Con l’eventuale fusione gli uffici avranno personale in numero adeguato alle funzioni. Tutto questo sarà possibile garantendo i servizi di prossimità».

In queste ore è arrivato anche l’endorsement dei sindacati dei pensionati di Cgil, Cisl e Uil che in una nota hanno ribadito il loro sostegno all’avvio di percorsi che portino alle fusioni comunali –



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