Caro bollette, artigiani esclusi dagli aiuti

Da settembre rincari del 30%, ma le agevolazioni del governo non includono molte piccole e medie imprese trevigiane



Gli aumenti di luce e gas sono arrivati puntuali con l’autunno, e un’azienda che pagava duemila euro al mese di energia elettrica se n’è trovati in bolletta, da un giorno all’altro, 2.600. Ma se per le famiglie e le piccolissime imprese ci sono le agevolazioni del governo, non altrettanto si può dire per le aziende artigiane: il decreto governativo per calmierare i costi lascia fuori le ditte che superano il limite di 16,5 kilowattora di potenza. Quante sono in provincia di Treviso? «Quasi tutte» taglia corto Cna, che con il direttore provinciale Mattia Panazzolo chiede di «alzare il limite e trovare una soluzione strutturale al problema, tutto italiano, dell’elevato costo dell’energia».




Dalla bolletta di ottobre l’energia elettrica è più cara del 30%, il gas del 15%. «A settembre abbiamo speso 2.600 di energia elettrica, circa il 25% in più dei mesi precedenti» conferma Andrea Formaggi, titolare di Mould Design di Volpago del Montello, «non siamo un’azienda energivora perché non abbiamo macchinari che consumano molta energia e quel costo pesa circa il 5% sui costi fissi. Sono previsti altri rincari del 30% e stiamo valutando cosa fare per rivedere gli attuali contratti. Pesa molto anche l’aumento del costo delle materie prime».



C’è chi - è il caso della Eta System di Castelfranco - utilizza l’energia elettrica soprattutto per bisogni “primari” come scaldare gli spazi in inverno e rinfrescarli d’estate. «L’elettricità ci costa sui 800-900 euro al mese e sono riuscito di recente a fare un contratto che mi blocca il prezzo per 30 mesi» racconta il titolare, Denis Maggiotto. «Sono tuttavia costi troppo elevati. Nelle nostre bollette stiamo ancora pagando i costi di smantellamento delle centrali nucleari. Paghiamo le scelte di politici poco attenti alle reali esigenze di un’economia che è rallentata da costi ingiustificati».



Luigi Tasca e Silvia Rebesco, titolari di Rebby Clothing Service di San Zenone, spendono 21 mila euro all’anno di energia, di cui 11 mila per la corrente elettrica e 10 mila per il gas. «Noi siamo un’azienda del made in Italy che vuole stare al passo con i tempi, innovare e affrontare il mercato con i nostri prodotti e servizi offerti al giusto rapporto qualità-prezzo» spiegano i titolari, «un imprenditore deve sentirsi innovatore e poter investire ma non per vedersi annullati gli investimenti dai rincari. Stiamo facendo un investimento nel fotovoltaico e l’impianto dovrebbe farci risparmiare il 25-30% dei costi dell’energia elettrica, risparmio che verrà però annullato dai rincari in corso». A cui si aggiungono, come per tutti, i rincari di tutte le materie prime.



Una testimonianza in questo senso arriva anche da Gianpaolo Stocco, Fratelli Stocco di Castelfranco: «Noi facciamo diverse lavorazioni all’esterno, come le verniciature, e lì l’aumento dei costi dell’energia incide del 40-50% in più sul costo della lavorazione. Entro la fine dell’anno prevediamo ulteriori aumenti». E chi, tempo fa, aveva investito nel fotovoltaico? «Il nostro impianto produce il 50-60% del nostro fabbisogno energetico» risponde Andrea Ragessi, cotitolare di Vrg Impianti di Motta, «ci ha colpiti invece molto l’aumento dei prezzi delle materie prime, in particolare di cavi in rame che hanno avuto un incremento del 100%».



Cna fa notare che da molti anni assiste le aziende associate attraverso il consorzio Ape-Imprese per l’energia che garantisce supporto amministrativo e acquisto comune al minor prezzo disponibile sul mercato. Ma in questo momento potrebbe sembrare insufficiente. Gli artigiani chiedono piuttosto una riforma strutturale della bolletta, rimuovendo gli oneri che gravano su luce e gas, anche sfruttando le possibilità del Pnrr.



Non consola il fatto che le bollette italiane siano, in questo momento, le più care di tutta l’Unione Europea, a causa di costi più o meno occulti che non si riescono a scalfire in alcun modo. E su questo aspetto anche le economie di scala possono fare poco. «Il costo dell’energia rappresenta un elemento critico per le piccole e medie imprese che pagano la bolletta più cara d’Europa» conclude Luca Frare, presidente di Cna territoriale di Treviso. «L’ultima indagine della Cna evidenzia che per una piccola impresa il costo dell’energia è quattro volte più elevato rispetto a quello di una grande impresa industriale ed è il 33,5% in più rispetto alla media europea». —



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