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L’alunno è senza sostegno: a i genitori si pagano l’insegnante

Nella scuola manca un docente abilitato a seguire i casi di bambini con disabilità. Il papà Marco: «Mia moglie ha cercato in rete e ha trovato una professionista»

TREVISO. Bambino senza insegnante di sostegno in una primaria di Treviso: esasperati dalle lungaggini, i genitori s’affidano a internet, “ingaggiando” una docente abilitata per un paio di pomeriggi alla settimana. Lezioni domestiche per un totale di quattro ore, in attesa che l’alunno possa godere di un supporto pure al mattino.

Riassumendo: laddove il “pubblico”, inteso come scuola, non riesce a risolvere il problema, ecco intervenire il privato cittadino di tasca propria. «Siamo quasi a novembre, ogni anno è la solita solfa. Non potevamo più aspettare», sbotta papà Marco. L’anno scolastico è iniziato da una quarantina di giorni, eppure il figlio non può ancora contare su un insegnante di sostegno che lo affianchi nelle mattinate a scuola.

Purtroppo, complici le tantissime rinunce di supplenti piovute sul tavolo del Provveditorato (nonché la necessità, emersa in corso d’opera, di un contingente extra di 70 insegnanti di sostegno), svariate scuole della Marca hanno dovuto battagliare, nelle ultime settimane, con le assenze prolungate in organico, ricorrendo a orari ridotti o facendo slittare il tempo pieno. E quando a mancare è un insegnante di sostegno, la situazione può diventare insostenibile. Tanto da spingere una famiglia ad agire per conto proprio.

«Mia moglie Laura ha cercato su internet, provando a trovare una soluzione nel mondo dell’homeschooling», racconta il papà, «Così abbiamo trovato una docente di 30 anni, abilitata al sostegno: non insegna nel pubblico, ma segue singoli casi di bambini con disabilità. Di nostro figlio si occupa per un paio di pomeriggi alla settimana, già da una ventina di giorni: viene a casa nostra, la paghiamo noi. La mattina mio figlio continua a frequentare la scuola regolarmente, ma il tempo passa e serviva qualcuno che lo supportasse nell’apprendimento. Ci sta dando una mano, potremmo valutare di tenerla anche dopo la nomina del supplente».

Parole di un genitore spazientito, per usare un eufemismo: «Già l’anno scorso abbiamo dovuto attendere novembre per l’arrivo del docente di sostegno. Ma l’anno scorso venivamo dal primo lockdown, erano i primi mesi della pandemia. Potevo pure comprendere un ritardo. Quest’anno però no, contavo che la nomina ci fosse prima». Invece nulla da fare.

«Ci siamo rivolti al Comune, ma ci ha detto di interpellare la dirigente», incalza, «Abbiamo chiesto alla dirigente, ma ci ha detto che è colpa della burocrazia, che a breve avrebbe avuto una risposta. Abbiamo domandato anche al Provveditorato, ma non siamo stati più contattati. Dopo un po’ci siamo stancati, così l’insegnante ce la siamo trovata noi». Il provveditore Barbara Sardella allarga le braccia: «Ci spiace, siamo all’ottava chiamata. Purtroppo non è l’unico caso».

Al Comprensivo, frattanto, incrociano le dita: «Stiamo convocando», riferisce la preside. La svolta a breve

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