Veneto Banca, prescritto l’aggiotaggio A Treviso il processo va avanti per altri tre reati

Il crac dell’ex popolare. A Consoli si contestano ancora ostacolo alla vigilanza e falso in prospetto. Sentiti altri testi, tra i quali l’avvocato Campoccia

TREVISO. La prescrizione bussa per la prima volta alle porte del processo che vede l’ex numero uno di Veneto Banca, Vincenzo Consoli, alla sbarra per i reati di aggiotaggio, falso in prospetto e ostacolo alla vigilanza di Consob e Banca d’Italia.

Tra una settimana esatta, martedì 26, all’indomani di quella che sarà la diciannovesima udienza a cadere in prescrizione sarà proprio il reato di aggiotaggio bancario contestato a Consoli perché, secondo quanto ipotizza la procura, poneva in essere «artifici idonei a provocare una sensibile alterazione del prezzo delle azioni di Veneto Banca», strumento finanziario non quotato che «transitavano da un valore di 21,25 euro nel 2004 ad un valore di 40,75 euro nel 2013 e che venivano poi rivalutate in sede di liquidazione dei soci in recesso (dicembre 2015) per un valore di 7,3 euro».

Cosa succederà dopo il 26, data in cui formalmente cade in prescrizione il reato? Il processo andrà comunque avanti e la prescrizione sarà eventualmente dichiarata al termine del processo quando i giudici si esprimeranno anche in relazione agli altri reati contestati, in particolare quelli relativi all’ostacolo alla vigilanza, per i quali sicuramente si arriverà ad una sentenza di primo grado.

L’avvocato Campoccia testimone

Nel frattempo, ieri mattina, è proseguita l’audizione dei testimoni della difesa di Consoli, rappresentata in aula dall’avvocato Ermenegildo Costabile. Dei sedici testimoni convocati, ne erano presenti sette. Tra questi l’avvocato Stefano Campoccia, legale trevigiano e vicepresidente dell’Udine se Calcio, rimasto “sotto torchio” per un paio d’ore.

Campoccia è stato chiamato a testimoniare in aula in virtù delle sue cariche ricoperte prima come consigliere d’amministrazione di Bim, la Banca Intermobiliare che era finita sotto il controllo dell’ex Popolare di Montebelluna, dopo una lunga parentesi a capo di Clarence, la società di leasing della banca montebellunese, e poi come membro del cda di Veneto Banca, dall'aprile del 2014 allo stesso mese del 2016.

Campoccia ha raccontato in aula che il nuovo cda di Veneto Banca, insediatosi nell’aprile del 2014 e di cui lui stesso faceva parte, doveva fungere da rottura con il passato, dopo "l'epurazione" del vecchio consiglio di amministrazione su pressione di Banca d'Italia, che dopo la seconda ispezione del 2013, aveva chiesto un cambio radicale del managemente della banca.

Secondo il legale il momento decisivo nella vicenda dell'istituto di credito fu rappresentato dal passaggio dalla vigilanza delle autorità nazionali e quella europea.

«In vista di questo momento - ha detto Campoccia - Banca d’Italia ci diede dei nuovi parametri impossibili da centrare in così breve tempo, tanto che altre banche italiane furono costrette a ricapitalizzazioni ben più onerose di quella imposta a Veneto Banca».

Nell'aprile del 2015, due mesi dopo il blitz della guardia di Finanza nella sede di Veneto Banca a Trevignano, Campoccia ha raccontato di essere volato a Francoforte e di avere incontrato i vertici della Bce, che gli fecero chiaramente intendere che non gradivano più la presenza di Consoli, allora direttore generale, che nell'agosto successivo diede le dimissioni. Quello fu un segnale inequivocabile che Consoli non era più gradito all’autorità di vigilanza. «Ricordo che incontrai a Francoforte, in fondo a un lunghissimo corridoio, Marc Trausch della Bce che subito mi chiese a bruciapelo “What about Mr Consoli?”- Cosa mi dice del signor Consoli?».

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