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L’Ascom: “Treviso paga passività e parzialità. È giunto il momento di ripensarla”

Federico Capraro: “Serve determinazione e strategia chiara. La città è rimasta ferma mentre il mondo cambiava”

TREVISO. «Siamo stati troppo passivi per anni, e dove siamo intervenuti lo abbiamo fatto con operazioni anche coraggiose ma parziali. Così la città è rimasta ferma, mentre il mondo cambiava. Ora si può e si deve intervenire con strategie chiare». Le parole sono quelle di Federico Capraro, presidente di Ascom, a commento dell’approfondimento lanciato ieri dal nostro giornale confrontando le immagini del centro storico negli anni Settanta, e quelle degli stessi luoghi nell’attualità, e constatando come a farla da padrone siano ancora le auto, dove erano prima e più di quante non fossero allora.

La città è attrattiva – ieri in centro sono arrivate secondo i dati di Ca’Sugana 80 mila auto in 8 ore, ovvero circa 200 mila persone – e sta crescendo, ma negli anni si è riqualificata nella forma (strade, palazzi, giardini), non nella sostanza, ovvero urbanistica, mobilità e trasporti .

Capraro, l’urbanista Luciani ieri ha detto che la colpa di questa stasi è di tutti, dai politici ai tecnici ai cittadini ai commercianti. Ha detto il giusto?

«A mio avviso sì, siamo stati tutti passivi, troppo passivi e dove siamo intervenuti l’abbiamo fatto con iniziativa coraggiose ma parziali che quindi non hanno avuto i risultati sperati, si pensi al Put, alla Cittadella, al risiko immobiliare».

Oggi, cinquant’anni dopo, siamo ancora lì, Treviso è più bella, ma uguale a se stessa. Possibile?

«Insomma... Ma guardarsi indietro non serve se non a capire che dobbiamo intervenire. Abbiamo una grande opportunità data dai fondi europei, dobbiamo sfruttarla ma proggettando con una duplice sostenibilità, ovvero ambientale e sociale».

Sia più chiaro...

«Dobbiamo intervenire sulle infrastrutture per rendere gestibile e innovativa la mobilità, pensare quindi a parcheggi, mobilità e servizi, ma dobbiamo anche pensare alla sostenibilità sociale, ovvero portare più vicino alle persone i servizi di cui le persone hanno bisogno. E il covid lo ha dimostrato».

Come?

«Abbiamo testato come i quartieri settoriali non funziono. Non servono le aree direzionali o le zone dormitorio, non vano bene le aree del divertimento che di giorno son deserte come le aree di soli servizi. Funzionano invece i complessi misti dove la gente dorme, studia, lavora, vive anche di sera. Quindi serve ripensare i quartieri, e così anche il centro storico. Questa è l’innovazione che serve, oggi».

Fattibile?

«Sì, ma servono progetti e strategie chiare, a lungo termine, portate avanti a testa bassa ma condivise. Non si può procrastinare per anni, faccio un esempio, il tema del Duomo pedonale... O si fa, o non si fa».

Si, però scusi, voi commercianti per primi spesso vi mettette di traverso sulla singola ipotesi di via pedonalizzata...

«Bisogna cambiare metodo, basta ragionare su una strada, ragioniamo su una città, condividiamo gli obiettivi, e allora sarà tutto più digeribile. L'unica cosa che abbiamo fatto, se mai si può dire così, è stato rendere più o meno trafficate alcune zone in base alla sensibilità del periodo. Ma questa no è strategia, sono progetti locali, di piccola visione. Serve dare una idea più concreta e ampia di città».

L’architetto Rizzon ha sottolineato: intervenire sulla mobilità è impopolare.

«Si, vero, per anni si è lavorato sul diktat “cambiamo il meno possibile”. Ora non si può più perché è cambiato il commercio, è cambiato l’uso che la gente fa delle città e dell’auto. Si vuole la “grande Treviso”? Bene, si deve agire a fondo anche perché la città ha dei vincoli fisici immutabili, come hanno sottolineato sia Rizzon che l’urbanista Domenico Luciani, quello che deve mutare è tutto il contorno e l’uso che se ne fa ».

Quindi? Uno spunto?

«Le vie del centro vano alleggerite di traffico, organizzate come luoghi in cui passare il tempo tra shopping e vita, lasciando la macchina lontano perché in città si trascorrono ore, non istanti. Non è la Treviso da bere, non è la Treviso dei B & B».

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