Omicidio Vaj, le due imputate sono state filmate di nascosto

Atteggiamenti affettuosi ripresi dalle telecamere nella caserma dei carabinieri  Per gli investigatori l’uomo non è morto subito: dopo le botte è andato in bagno

/ vittorio veneto

Doveva essere il giorno della visione del filmato, registrato a loro insaputa nella caserma dei carabinieri di Vittorio Veneto, in cui si sarebbe sentito dire dalle imputate qualcosa di molto importante sull’omicidio di Paolo Vaj. Ma l’audio in aula non funzionava e così si sono viste soltanto le immagini, poco dopo l’arresto, di Patrizia Armellin e Angelica Cormaci, mentre si trovano da sole, in una stanza del comando dell’Arma di via Boni. Nel video si vede la giovane siciliana avere degli atteggiamenti affettuosi nei confronti della Armellin che affettuosamente chiamava nei messaggi “mammina mia”. Le due donne, secondo quanto chiarito dal maresciallo dei carabinieri, testimone in aula, parlano insolitamente a voce alta riferendosi a cose che avevano appena detto alle forze dell'ordine quando erano arrivate nell’abitazione di borgo Olarigo, luogo del delitto. Ma poi, in alcuni momenti, le conversazioni tra loro avvengono a bassa voce, a volte schermandosi la bocca per coprire il labiale. Ma è quando restano divise che si nota la maggiore differenza nei comportamenti, con Armellin che resta impassibile mentre Cormaci si sfoga e piange disperata.


Altra udienza ieri del processo a carico di Patrizia Armellin e Angelica Cormaci le due donne accusate di aver ucciso Paolo Vaj, nella notte tra il 18 e il 19 luglio del 2019, nella casa di via Cal dei Romani a borgo Olarigo, sulle colline di Vittorio Veneto. Oltre al video, i testimoni chiamati ieri in aula, tutti carabinieri che presero parte alle indagini, hanno ricostruito la scena del delitto, con l’ausilio delle immagini.

«La scena del crimine - ha raccontato in aula un investigatore dell’Arma - si svolge in due stanze. La prima, la camera da letto di Vaj e Armellin, è quella dove la vittima è stata aggredita e tramortita, con un bastone che serve per bloccare le imposte e che è stato ritrovato sul letto. Dalle tracce di sangue, Vaj inizialmente era seduto sul letto e, dopo l’aggressione, ancora vivo, con un’evidente ferita alla testa, si distende sul letto. Successivamente, Vaj va al bagno, per pulirsi le mani dal sangue. Il corpo, senza vita, è stato trovato sul letto della Cormaci, in un’altra stanza. Ma per terra non ci sono tracce di sangue che facciano presumere un trascinamento. Il tutto, dunque, avvenne in un ampio lasso di tempo. Sul pavimento della stanza di Vaj abbiamo trovato un coltello aperto, ma nessuno presentava ferite da taglio. Il sangue trovato nella casa apparteneva solo a Vaj. Le due donne non presentavano nessun segno di colluttazione».

Interessanti anche alcuni messaggi, trovati nei cellulari dei protagonisti della triste vicenda. Come ad esempio, il messaggio che Vaj, alle 18 del 18 luglio 2019, poche ore prima di morire, invia ad un amico greco a cui fa sapere che avrebbe di lì a pochi giorni raggiunto Creta a bordo del suo camper. Alla domanda del greco se sarebbe andata anche Patrizia, Vaj risponde: «Non lo so, dopo l’intervento (a una gamba, ndr), è strana, molto strana».

Alle 20.25 di quel giorno, Vaj fece la sua ultima ricerca su Google. La traduzione in latino della frase “Con la forza della volontà ho conquistato l’universo” che voleva mettere sul suo stato sui social. Si torna in aula il 26 ottobre per sentire i testimoni della parta civile. —

© RIPRODUZIONE RISERVATA

2

Articoli rimanenti

Accesso illimitato a tutti i contenuti del sito

3 mesi a 1€, poi 2.99€ al mese per 3 mesi

Attiva Ora

Sblocca l’accesso illimitato a tutti i contenuti del sito

Video del giorno

Covid, identikit di Omicron: la variante sudafricana con 32 mutazioni

Panino con hummus di lenticchie rosse, uovo e insalata

Casa di Vita
La guida allo shopping del Gruppo Gedi