Bordin, ecco la giunta Ma i referati creano più di qualche mugugno

Nessuna sorpresa sui nomi, a parte quello di Marin (civica) Musi lunghi di Borgia e Varaschin invece sulle deleghe

MONTEBELLUNA

È nata la prima giunta Bordin, subito ribattezzata la giunta dai musi lunghi. Lampante quello del vicesindaco Claudio Borgia, che si è ritrovato deleghe poco gradite rispetto a quelle che aveva da assessore e non ha fatto nulla per nascondere la sua irritazione. Sono state infatti proprio le deleghe la vera sorpresa della nuova amministrazione comunale, con un balletto che ha prodotto più di qualche delusione, cocente appunto in Borgia, più contenuta in Debora Varaschin, i due che si sono visti tolti dai settori che seguivano in precedenza.


Sulla composizione una sola sorpresa: il nome del secondo assessore della civica Grande Montebelluna. È infatti Andrea Marin, 42enne agente di commercio nel settore delle bibite, convocato d'urgenza quando Irene Cavallin, che aveva avuto più voti di lui, ha declinato l'offerta. A comporre la giunta sono quindi: il sindaco Adalberto Cavallin (Lega), il vicesindaco Claudio Borgia (FdI) e gli assessori Adriano Martignago (Lega), Maria Bortoletto (Lega), Elzo Severin (Lega), Lucrezia Favaro (FdI), Debora Varaschin (Grande Montebelluna), Andrea Marin (Grande Montebelluna).

Adalberto Bordin si è tenuto le deleghe su attività produttive, sicurezza, edilizia scolastica, comitati civici; al vicesindaco Claudio Borgia sono andate le deleghe su ecologia, ambiente, mobilità sostenibile, Paes, transizione ecologica, bandi e finanziamenti; ad Elzo Severin un assessorato pesantissimo: sanità, urbanistica, cultura e Protezione civile; ad Adriano Martignago i lavori pubblici; a Maria Bortoletto il sociale, le pari opportunità, il personale, le società partecipate; a Lucrezia Favaro bilancio e tributi, patrimonio, servizi informativi; a Debora Varaschin istruzione e turismo; ad Andrea Marin lo sport e le politiche giovanili, familiari e del lavoro.

In mattinata il sindaco Bordin aveva convocato i futuri assessori, a distanza di un quarto d'ora l'uno dall'altro. Il primo ad uscire, con la faccia scura, è stato Borgia. Quando è stato il turno di Martignago gli è stato proposto il referato delle attività produttive che aveva già ricoperto nella prima giunta Favero, lui ha detto di no, è stato poi richiamato ed ha avuto i lavori pubblici come da accordi precedenti alle votazioni. Altra sorpresa al momento di nominare il secondo assessore della civica. La lista aveva dichiarato di voler andare in ordine di preferenze, era stata convocata Irene Cavallin, ma non se la è sentita di accettare, al che è stato chiamato Andrea Marin che ha detto di sì ma non ha potuto neppure presenziare alla foto di rito perchè aveva un impegno di lavoro. Insomma una giunta decisamente con sorprese sulle deleghe.

«Tutti pensavano che io mi tenessi il bilancio -afferma il sindaco Adalberto Bordin -Invece lo ho voluto affidare a Lucrezia Favaro in modo che tutti possano avere un percorso di crescita nei vari settori». Evidentemente una crescita in settori diversi che non è piaciuta al vicesindaco Borgia, che ci teneva a mantenere l'istruzione e aspirava anche alle attività produttive. Lui si nasconde dietro a un diplomatico "se va bene al sindaco va bene anche a noi", ma al momento della foto di rito, quando gli è stato chiesto di fare un sorriso, ha detto polemicamente: «So io cosa devo fare».

Maggiore aplomb da parte di Varaschin che pensava ad una continuità nella cultura e invece si è ritrovata con istruzione e turismo: «La cultura è andata ad un amico -dice lei- e avendo poi io il turismo avremo certamente modo di collaborare assieme su molte cose». La giunta dei musi lunghi, appunto. —



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