«Albino e la battaglia (persa) per l’uso dei contraccettivi»

Fiore Piovesana, industriale del mobile, fu tra i più stretti collaboratori dell’allora vescovo che nel giugno ’68 in Commissione Pontificia si espresse a favore di una nuova etica familiare 

LA TESTIMONIANZA

Le aperture conciliari di Albino Luciani maturano nei suoi 10 anni di servizio, da vescovo, nella diocesi di Vittorio Veneto, dall’11 gennaio 1959 al 15 dicembre 1969 quano papa Paolo VI lo nominò patriarca di Venezia. Uno dei collaboratori di quel tempo è stato Fiore Piovesana, allora insgnante, oggi avviato industriale del mobile. «Giugno 1968. Il vescovo Luciani fa parte della Commissione Pontificia che deve decidere ed esprimersi sulla liceità morale, per i cattolici, di utilizzare i nuovi metodi contraccettivi nei rapporti coniugali. Paolo VI, il Papa del dubbio e della lacerazione interiore, coglie il grido di dolore e preoccupazione che, su questo tema, proviene soprattutto dai prelati di alcuni Paesi. Albino Luciani mi convoca – è uno dei ricordi più intensi di Piovesana -, mi coinvolge come uomo e come padre per avere qualche testimonianza. Mi parla della sorella e del cognato, ha raccolto le loro sofferenze e i loro problemi legati alla difficoltà di crescere figli in un contesto di povertà. La sua posizione sembra essere di apertura verso una soluzione che tenga conto di una realtà e di una società in profondo cambiamento. Si dichiara fiducioso e, dopo qualche giorno, viene convocato a Roma. Ricordo quella giornata afosa di luglio, all’ ingresso del Castello di San Martino, dove mi aveva chiesto di raggiungerlo. Esce dalla Sala dei Ritratti vescovili e allarga le braccia con un sorriso, questa volta venato di tristezza, e sussurra: “La porta non si è aperta. Sia fatta la Volontà di Dio”. Dopo alcuni giorni, il 25 Luglio 1968, esce l’ Enciclica Humanae Vitae che conferma la posizione della Chiesa sul tema della contraccezione». È stato lo stesso Luciani a sposare Fiore e Diana Piovesana. «Quando, nel settembre 1966, glielo chiesi, mi rispose con il suo sorriso carico di serenità contagiosa: "Guarda che non basta la benedizione di un vescovo a far funzionare un matrimonio, tocca a voi due coltivare ogni giorno il suo giardino e non far morire le piante dell’ amore e del rispetto reciproco”. Mi aspettavo una lista di raccomandazioni e di riferimenti al valore Sacramentale del matrimonio. Niente di tutto questo. Lo ringraziai, mi strinse le due mani tra le sue e aggiunse "non sarà facile, ma con l’ aiuto di Dio ce la farete". Gli chiesi se potevo rivolgermi a lui, come guida spirituale, in questo percorso. Acconsentì e disse: “Sono solo un povero prete, ho poco da insegnare ai laici come voi, impegnati nella Pastorale e nella diffusione della Parola di Dio”. Piovesana ricorda lo stile, la profonda umanità e la sapienza umile di Luciani, la profondità semplice e talora rivoluzionaria della sua catechesi: Il suo tono di voce, esile e incisivo, il suo calarsi sempre nella vita reale di ogni persona per capirne e valorizzarne qualità e potenzialità e, infine, il suo cuore di “madre” che con dolcezza e rigore dà indicazioni e incoraggia senza paternalismi stantii ma tenendoti per mano, non puntando il dito di chi sparge verità. Un altro ricordo, 24 gennaio 1970, festa di san Francesco di Sales, i giornalisti della Diocesi si ritrovano al Castello di San Martino per un incontro conviviale con Luciani. «Durante la cena gli sono seduto a fianco e, al momento dei brindisi rituali, stappo la bottiglia e verso nel suo bicchiere. Solleva il braccio e dice più o meno così: Vedete come è facile darla da bere a un vescovo? Quando scrivete, voi giornalisti non dovete pensare che sia così facile darla da bere ai lettori; primo perché sono bravi e si accorgono se diciamo bugie, secondo perché quando non siamo precisi e corretti tradiamo proprio lo spirito di san Francesco che oggi stiamo celebrando”. Un messaggio di stringente attualità nel turbinio di fake news e talk show che oggi trasudano miserie e raggiri».


f. d. m.

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