Green pass, a Treviso rebus controlli: «Una perdita di tempo e denaro»

Artigiani sul piede di guerra. Le testimonianze: «Dovremo incaricare due persone solo per le verifiche»

TREVISO. Una settimana, e un mare di problemi ancora da risolvere. Mancano esattamente sette giorni all’introduzione dell’obbligo di Green pass per i lavoratori dipendenti - si comincerà venerdì 15 ottobre - e gli artigiani della Marca sono in ambasce. Loro non possono, al contrario delle grandi aziende, affidare i controlli (quotidiani) a una società di vigilanza privata. E attrezzarsi per verificare ogni mattina il certificato dei dipendenti è un problema di risorse umane, di costi e di tempi.

Cna Treviso, con il presidente Luca Frare e il direttore Mattia Panazzolo, chiede al governo che i lavoratori siano autorizzati almeno a comunicare la scadenza del proprio Green pass in modo che le aziende possano verificarlo una volta soltanto. Ma - ad oggi - la norma non lo prevede, e obbliga le imprese a controllarlo ogni giorno.


L’azienda metalmeccanica

A Castello di Godego ha sede l’azienda metalmeccanica Stocco F.lli, con quaranta dipendenti e due sedi. Il titolare, Gianpaolo Stocco, racconta le difficoltà a sette giorni dal via: «La normativa ci dà la possibilità di fare dei controlli a campione ma non tutti i lavoratori arrivano in azienda allo stesso orario. Quindi dobbiamo incaricare due persone che durante la giornata girino per gli uffici e i comparti produttivi per controllare a campione i colleghi, e registrare chi hanno controllato per non controllare gli stessi il giorno dopo.

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Questi due lavoratori dovranno impiegare il loro tempo in un’operazione sostanzialmente inutile perché nella nostra azienda su 40 persone solo in due non hanno il Green pass che dura un anno. Avrebbe più senso che i lavoratori potessero comunicare su base volontaria la scadenza del proprio certificato, e che i controlli si possano concentrare su chi deve rinnovare il Green pass ogni due giorni. A noi non interessa sapere le ragioni per cui un lavoratore ha un pass che scade ogni due giorni, interessa non impegnare l’azienda in controlli inutili, con spreco di risorse e di energia».

L’azienda di pulizie

Diverso settore, stessi problemi. Anche alla Più Service di Castelfranco Veneto, società con 24 addetti, i controlli sono un rebus ancora di difficile soluzione. I suoi collaboratori non passano in azienda al mattino, ma raggiungono direttamente il luogo in cui operano. A chi spetta, quindi, effettuare i controlli? Decreto alla mano, una risposta non c’è. «Per noi la situazione è molto complicata, siamo in 24 lavoratori, di cui 4 con Green pass breve, cioè ottenuto con il tampone rapido che dura 48 ore, ma nessuno la mattina passa per l’ufficio perché vanno tutti da casa propria alle aziende in cui operano» racconta il titolare, Leonardo Grandesso. «Quindi io come titolare non ho la possibilità di controllare che i miei dipendenti abbiano il Green pass, e non è ancora chiaro se l’azienda ospitante lo possa richiedere perché mancano delle precise linee guida in proposito. Nel caso, poi, dei centri commerciali, chi verifica se chi entra a fare le pulizie è munito del certificato verde? Quindi io ho in capo l’onere del controllo ma di fatto non posso controllare, a meno di non farli venire tutti e 24 in sede prima delle destinazioni con aggravio di costi per tutti. Stiamo dunque ancora cercando di capire quali procedure organizzative mettere in atto».

L’agenzia di fotografia

Allo Studio Pointer di Mogliano Veneto, agenzia di fotografia industriale e comunicazione con 12 dipendenti e 8 collaboratori, si è scelta una strada diversa. I dipendenti hanno comunicato al titolare, Luciano Gobbo, la data di scadenza del proprio certificato, in modo da rendere sufficiente un solo controllo e non dover ripetere l’operazione ogni mattina. «Stiamo combattendo una battaglia per debellare la pandemia e la privacy non può prevalere sulla salute e sul lavoro» riflette Gobbo. «Nessuno dei miei dipendenti vuole prendersi l’onere di controllare i colleghi, perché nessuno vuole fare l’inquisitore e devo farlo io, ma io non sono in ufficio tutte le mattine quando apre la struttura. È ridicolo che mentre un datore di lavoro può sapere tutto sul proprio dipendente aprendo un qualsiasi social, allo stesso tempo non può ricevere l’informazione della scadenza del Green pass. Io ogni giorno lotto per mantenere 12 posti di lavoro, è questa la mia battaglia ed è già sufficiente. I miei dipendenti hanno deciso di comunicarmi volontariamente la scadenza del loro Green pass e ci siamo organizzati in questo modo». 

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