Dal Senato arriva un no al Prosek «Il nome identifica un sito Unesco»

Montedoro: «Tutelare il nome Prosecco significa non solo combattere il cosiddetto  “italian sounding” ma anche evitare un grave danno dal punto di vista turistico»  

CONEGLIANO

Restano 45 giorni per bloccare la domanda di riconoscimento del Prosek croato e tutelare il vero Prosecco, che con una crescita delle esportazioni del 35% nei primi sei mesi del 2021 è il vino italiano più consumato al mondo. È quanto afferma la Coldiretti e che ieri è stato raccolto e rilanciato, da più ambienti, nell’audizione alla Commissione agricoltura del Senato in merito alla vicenda Prosek. «L'Europa sta facendo nei nostri confronti una cosa vergognosa. Questo Prosek - ha commentato il governatore Luca Zaia, a seguito del dibattito parlamentare - non dovrebbe essere nemmeno oggetto di valutazione. Dobbiamo essere uniti e fare squadra con ogni mezzo legittimo per bloccarlo».


E l’unità è stata testimoniata ieri a Palazzo Madama dalle Regioni Veneto, Friuli Venezia Giulia e Piemonte, dai consorzi del Prosecco Docg, del Prosecco Doc e del Consorzio Vini Asolo Montello, oltre che dall'Associazione per il patrimonio delle colline del Prosecco di Conegliano e Valdobbiadene. Ad intervenire, tra gli altri, Federico Caner, i presidenti e direttori generali dei tre consorzi - Elvira Bortolomiol, Ugo Zamperoni, Luca Giavi - oltre alla presidente dell'Associazione a protezione del patrimonio Unesco, Marina Montedoro.

Giavi ha spiegato che il problema non è specifico, ma generale, perché in futuro potrebbe riguardare «tutte le più importanti denominazioni italiane ed europee, se si consente che schemi paralleli a quelli della produzione a denominazione indeboliscano l'intero assetto comunitario di tutela». «Noi non siamo spaventati dalla potenzialità di quella menzione tradizionale nell'incidere negativamente sulle vendite del Prosecco - ha aggiunto - ma una bollinatura europea comprometterebbe tutta l'attività a livello internazionale che stiamo facendo nella protezione del termine, sia a livello autorizzativo dei marchi sia di difesa nei tribunali. Perché l'autorità Usa dovrebbe rafforzare la protezione della nostra Dop quando già la Ue non lo fa ammettendo casi simili?».

Zamperoni ha sottolineato che «qualsiasi nome possa andare a somigliare al nome Prosecco, ogni tipo di assonanza, pone per noi un grande problema». E Bortolomiol, presidente del Prosecco Docg, ricorda che il nome Prosecco dal 2009 è un termine geografico e che «grazie a questo decreto possiamo difenderci in Italia e nel mondo». «Noi abbiamo anche il rinoscimento Unesco per le colline del Prosecco, che dal 2019 sono paesaggio culturale da tutelare, e il Prosecco storicamente è parte integrante di quel paesaggio. È la storia di una comunità che non può essere tradita da una decisione europea che potrebbe causare confusione sul mercato».

Un aspetto, quello legato alla tutela Unesco, sottolineato anche da Montedoro: «Il Prosecco identifica un'area ben precisa inserita all'interno del patrimonio Unesco, non dobbiamo dimenticare questo elemento specifico», ha detto. «Ho dato mandato di verificare se, avendo il riconoscimento Unesco, ci siano estremi giuridici per rafforzare le obiezioni del governo italiano».

Preoccupa, insomma, quello che il ministro delle Politiche agricole Stefano Patuanelli ha definito «una istituzionalizzazione dell'italian sounding. Ovvero che il caso Prosek, come ha detto Caner, «possa essere un cavallo di Troia che in futuro creerà problemi a tutte le denominazioni». —



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