Frenata dell’Ue sul caso Prosek «Giusto tutelare il Prosecco italiano»

Il commissario europeo: «L’autorizzazione non c’è ancora» Fipe nazionale: «Dobbiamo difendere il nostro stile di vita»

Vuoi vedere che il Prosek non la spunterà sul Prosecco? Lo scampato pericolo lo ha adombrato il commissario Ue all’agricoltura Janusz Wojciechowski, a margine di un incontro a Firenze dove è in corso l’Open Forum sulla sostenibilità nei campi e, il 17 e il 18, si terrà il G20 dell’agricoltura. «La Commissione Ue ha svolto molte analisi giuridiche da cui è emerso che non ci sono motivi per rifiutare la richiesta della Croazia, perché il Prosecco e il Prosek sono stati riconosciuti come prodotti differenti. Tuttavia non abbiamo ancora autorizzato nulla, ho ascoltato molte considerazioni da parte dell’Italia, del ministro Patuanelli e delle Regioni. La questione del Prosecco è molto specifica e seria. Considererò in modo molto serio le obiezioni dell’Italia, e su questo aspetto non c’è ancora la parola fine».

il braccio di ferro


È ancora presto per ritenere che la prima battaglia sia vinta. Ma il commissario, considerato il muro alzato dal Governo e dalle Regioni, sembra stia alzando le mani. D’altra parte, Federico Caner, assessore veneto all’agricoltura, era stato durissimo aprendo il confronto. Se l’Unione europea dovesse riconoscere la denominazione d’origine per il Prosek, come chiesto dalla Croazia, Veneto e Friuli-Venezia Giulia sono pronti a presentare una richiesta di menzione tradizionale per il Tocai. Un’uscita, quella di Caner, che fa riferimento al caso del Tocai, vino storicamente prodotto tra Veneto e Friuli Venezia Giulia, su cui in passato si è aperta una diatriba per la somiglianza con il nome Tokaji, appartenente a un vino ricavato da diversi vitigni ungheresi. Il contenzioso si è risolto a favore dell’Ungheria che ha potuto mantenere il nome Tokaji, mentre dal 2007 il Tocai è stato ridenominato Fiulano. Se però l’Ue dovesse riconoscere il Prosek nonostante il Prosecco sia già una denominazione protetta, pare legittimo tornare all’attacco per rivendicare l’utilizzo del nome Tocai.

l’opposizione di caner

«In ogni caso, al Prosek noi faremo opposizione – ha preannunciato Caner – nei tempi e secondo le modalità previste». Non è infatti ammissibile che richiedendo una menzione tradizionale si conceda l’utilizzo di un nome che di fatto è già registrato ai sensi della normativa comunitaria ai fini dell’individuazione di uno specifico prodotto derivato da una determinata zona di produzione. «Vogliamo sapere come si inserisce questa richiesta nel sistema delle denominazioni già registrate, come quella del Prosecco» conclude Caner.

l’affondo della fipe

I bar e i ristoranti italiani, intanto, sono pronti a schierarsi in difesa del Made in Italy e dei prodotti di qualità contro quello che vuole essere a tutti gli effetti un tentativo di sdoganare l’italian sounding anche in Europa. Lo fa sapere la Fipe-Confcommercio, Federazione italiana dei Pubblici Esercizi. «Il Prosecco è un’eccellenza del nostro Paese e qualifica lo stile di vita italiano al pari del caffè espresso e degli spaghetti» sottolinea con forza Giancarlo Deidda, presidente di Fuoricas, Fipe-Confcommercio. «Uno stile di vita che si sublima nei 350 mila locali italiani, dove la sapienza di migliaia di lavoratori, bartender e sommelier consente di somministrare il Prosecco alla giusta temperatura e nelle giuste modalità. Noi siamo il terminale ultimo di una filiera che produce, distribuisce e infine somministra uno spumante di qualità eccellente e come tali siamo pronti a fare la nostra parte in questa battaglia».



© RIPRODUZIONE RISERVATA

2

Articoli rimanenti

Accesso illimitato a tutti i contenuti del sito

1€/mese per 3 mesi, poi 2.99€ al mese per 3 mesi

Attiva Ora

Sblocca l’accesso illimitato a tutti i contenuti del sito

Video del giorno

Egitto, per la prima volta l'arte contemporanea in mostra ai piedi delle Piramidi di Giza

Torta di grano saraceno con mirtilli e mele

Casa di Vita
La guida allo shopping del Gruppo Gedi