Il Prosecco chiama Draghi «Il governo batta un colpo»

Necessaria un’azione forte: sia tecnica che istituzionale, mancata questa estate In gioco 2 miliardi, di cui uno di export, il 16 per cento del totale nazionale del vino

«Non appena nella Gazzetta Ufficiale europea comparirà la richiesta del riconoscimento della menzione croata Prošek, scatterà la formale opposizione del Consorzio. Non aspetteremo i 60 giorni di tempo per reagire». Lo assicura Stefano Zanette, presidente del Consorzio Prosecco Doc. Che aggiunge: «Governo, se ci sei, batti un colpo». In altre parole, l’atto consortile a Bruxelles dovrà avere una blindatura politica. Magari dello stesso presidente Draghi. Ieri mattina si è svolta la seduta del Consiglio della Denominazione, in cui è stata confermata la necessità di un’azione forte: sia tecnica, ma soprattutto istituzionale, più ancora che politica. Una blindatura che è mancata quest’estate. Già ai primi di luglio, quando dalla Commissione Ue si seppe che Zagabria avrebbe presentato la sua richiesta – dopo, come si ricorderà, la bocciatura del 2013 –, il mondo delle bollicine non è rimasto a guardare. Ha fatto recapitare a Bruxelles un dossier alto così per far capire che la procedura non andava neppure avviata, in quanto il Prošek non ha proprio nulla a che vedere col Prosecco. Anche allora, come l’altro ieri, la politica si stracciò le vesti, ma il Sistema Prosecco – perché in quest’ambito Zanette e i suoi si muovono – fu abbandonato a se stesso, con le proprie iniziative. Il timore, come si è colto ieri, è che anche questa volta possa accadere. Da qui l’appello a Draghi, in prima persona. Solo il Consorzio di Zanette è titolato ad intervenire. Ma Zanette ha l’appoggio – come l’aveva nella fase precedente – sia della Docg Conegliano Valdobbiadene, sia dell’AsoloMontello. Le tre denominazioni agiscono di fatto all’unisono. A Bruxelles ci sono tre studi legali che seguono la vicenda e già supportano il Sistema delle bollicine con tutta la documentazione.

Il Sistema ha ottenuto anche la condivisione di Denominazioni di altri Paesi, Francia e Spagna in particolare. Precisa, infatti, Zanette: «Se La Commissione Europea riconoscerà il Prošek si aprirà non una breccia, ma una falla grande come la diga che tutela oggi tutte le Denominazioni d’Europa».


Il problema, dunque, va al di là del mezzo miliardo di bottiglie del Doc, anzi dei 630 milioni di confezioni di tutti i tre Consorzi. 370 milioni di queste bottiglie milioni sono esportate. Complessivamente il mercato dello sparkling tricolore più famoso nel mondo vale 2 miliardi di euro di fatturato annuo di cui un miliardo all’estero (2020), l’equivalente del 16% sul totale export italiano. Ecco perché la stessa Unione italiana vini (Uiv) è scesa in campo, sollecitando iniziative giuridiche, specificatamente anche al Mipaf: «per evitare un pericoloso precedente, soprattutto per la protezione in alcuni mercati internazionali, dove il nome della denominazione è utilizzato da altri produttori, indebolendo l’immagine del prodotto italiano».

In queste ore c’è chi osserva che la Commissione europea pubblicherà la richiesta croata come “atto dovuto” e che, a seguito dell’iniziativa italiana, farà valere la recente pronuncia della Corte di Giustizia dell’Unione Europea sul concetto di evocazione, di fatto ponendo un stop ai nomi-truffa dei vini. L’alt è riferito non solo all’uso di parole o grafiche storpiate per la vendita di prodotti similari. La corte era stata interpellata perché in Spagna è stata aperta una catena di bar chiamati “Champanillo”. «L’auspicio è che, a seguito di questo pronunciamento, casi come quello del Prošek non abbiano a ripetersi» commentava l’assessore veneto all’agricoltura Federico Caner, convinto che la Commissione non potrà non tener conto della Corte di Giustizia. I Consorzi però non si fidano e reagiscono. —



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