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Anziano travolto sulla “strada maledetta”. La giovane investitrice condanata a sei mesi

A sinistra il parabrezza dell'auto dopo l'impatto, a destra Livio Tonon, la vittima

Livio Tonon, 68 anni, perse la vita il 21 gennaio 2018. Alla ragazza riconosciuto un concorso di colpa: «Era distratta, non lo ha visto»

VITTORIO VENETO«Quella sera andavo piano, ma mi spiace comunque tantissimo quanto è accaduto». È stata condannata a sei mesi per omicidio stradale in concorso di colpa Noemi Pilat, la 24enne che il 21 gennaio del 2018 investì e uccise Livio Tonon, 68 anni, originario di San Pietro di Feletto ma domiciliato a Longhere – all’incrocio davanti alla chiesa, dove si intersecano via della Vallata, via Longhere, via Feltre e via delle Fosse.

L’uomo era stato a una visita medica con un amico, poi era sceso dall’autobus e si era incamminato verso casa, a poche centinaia di metri. Non attraversò sul passaggio pedonale, e venne investito dalla giovane studentessa. Che allora spiegò di non averlo visto per la poca illuminazione, per il fatto che era vestito di scuro e aveva passato la strada tutto d’un tratto, all’improvviso. L’uomo era ricaduto sull’asfalto a 35 metri di distanza dopo essere stato caricato sul cofano della macchina.

Ieri si è svolto in tribunale a Treviso il rito abbreviato davanti al gup Gianluigi Zulian. Il pm, sostituto procuratore della repubblica, Massimo De Bortoli, ha puntato molto sul fatto che la giovane fosse distratta e a terra non ci fosse alcun segno di frenata. L’uomo camminava lentamente, ma non era claudicante. E l’illuminazione sarebbe stata sufficiente per consentire una visibilità di 50 metri.

Sulla condanna, per concorso di colpa, ha pesato la perizia del consulente del pm, il quale ha rilevato che «a prescindere dal punto d’urto d’impatto e dalle velocità di automobilista e pedone, l’elemento fondamentale è la totale mancanza di reazione della ragazza, che non lo ha visto».

Fondamentale, dunque, il «dovere di attenzione» anche in presenza del «comportamento colposo» della vittima. La ragazza, in ogni caso, non eccedeva di molto il limite, mentre il 68enne avrebbe dovuto usare il passaggi pedonale.

Il pm tenendo presenti le attenuanti (non correva ed era inesperta)ha chiesto un anno abbassato a otto mesi di reclusione e revoca della patente. Il giudice ha scontato altri due mesi, portando la condanna a sei mesi pena sospesa, riconoscendo le generiche, il concorso di colpa, l’avvenuto risarcimento. Ha sospeso la patente alla ragazza per un anno. Il legale della giovane, Stefano Trubian, ha annunciato che una volta lette le motivazioni, farà appello.

«Vero che la pena è mite, ma per noi non c’è concorso di colpa: è stato un attraversamento veloce, improvviso, fuori dal passaggio pedonale e non evitabile come è stato dimostrato dalle perizie. Per noi no c’è alcuna colpa».

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