Contenuto riservato agli abbonati

Treviso, le ex caserme non si chiudono: la Zanusso in gara per 260 migranti

Via all’appalto per il centro d’accoglienza statale a Oderzo Poi tocca all’ex Serena, che oggi accoglie anche gli afgani

TREVISO. «Chiudere il centro di accoglienza all’ex caserma Serena». Anzi: «Chiudere l’ex Zanusso di Oderzo per poi chiudere anche l’ex Serena». Oppure: «Intanto chiudere solo il centro di accoglienza opitergino». In questi anni se ne sono sentite di tutti i colori sulle strutture statali che ospitano i profughi. La realtà è che non chiudono ed anzi continueranno a lavorare.

Oderzo: un anno più uno

Si comincia dalla struttura ministeriale allestita all’interno dell’ex compendio militare di Oderzo che la prefettura di Treviso nei giorni scorsi ha rimesso in gara in vista della scadenza del contratto digestione oggi affidato alla Nova Facility (come per quanto riguarda l’altro centro di accoglienza trevigiano allestito nella ex caserma Serena tra Treviso e Casier). Il bando prevede di ospitare all’interno della ex Zanusso 260 migranti con possibilità di aumentarne lievemente il numero nel caso in cui il flusso migratorio tornasse a innalzarsi. Il tutto per un periodo di un anno raddoppiabile a due, esattamente come fatto in passato. L’hub opitergino quindi pur mantenendo un orizzonte limitato non chiude battenti come qualcuno nel centrodestra profilava potesse avvenire due anni fa, concentrando i migranti nella sola Serena.

Anche l’ex Serena resta attiva

Anche sulla chiusura dell’ex Serena ne sono sentite tante fin dai tempi del sindaco Manildo, per poi passare alla giunta di Mario Conte, sindaco che ha più volte invocato l’aiuto di Salvini per mettere la parola fine al centro di accoglienza tra Treviso e Casier. E c’è da dire che Salvini, quando era Ministro dell’Interno, una mano sul tema l’ha effettivamente data, ma proprio favorendo la permanenza del centro di accoglienza. Il decreto a lui intitolato ha infatti palesemente gambizzato l’attività dei piccoli centri e delle strutture domiciliari, quelle che garantivano l’accoglienza diffusa tanto invisa alla Lega. Chi ne ha giovato? I soli grandi centri e le società più strutturate contro cui lo stesso Salvini si era scagliato.

Anche la Serena oggi continua la sua attività con quasi 300 persone al suo interno e la gestione della struttura verrà rimessa in gara entro fine anno per rinnovare il contratto di concessione oggi nelle mani, come detto, della Nova Facility. Se vi fossero dubbi sull’efetto pro-grandi centri del Decreto Salvini basta scorrere il numero delle associazioni o dei privati che si sono presentati alla gara per l’accoglienza diffusa domiciliare di 100 migranti (che magari avrebbero potuto uscire dalle caserme) in provincia di Treviso: zero.

Il ritorno di Caritas

Chi ha deciso di tornare in campo è stata invece Caritas. Sarà l’ente ecclesiastico a farsi carico dell’ospitalità delle famiglie afghane arrivate in Italia con il primo ponte aereo di emergenza ed oggi accolte all’ex caserma Serena, in uno stabile a loro dedicata.

Sono 18 persone (4 nuclei familiari), saranno trasferite nel giro di pochi giorni in alloggi messi a disposizione dalla Caritas tra Treviso e hinterland secondo quel principio di aiuto e integrazione che l’ente ha sempre professato e che l’ha portata a tirare i remi in barca (con molte altre Onlus) dinanzi ai limiti e alle prescrizioni del decreto Salvini considerate antitetiche alle prospettive di integrazione.

Video del giorno

Homeschooling, il racconto di Morena Franzin: "Tre figli che studiano a casa, nessun rimorso"

Barbabietola con citronette alla senape e sesamo

Casa di Vita
La guida allo shopping del Gruppo Gedi