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Dopo l’interdittiva antimafia le scuole Don Milani chiuse fino a novembre 2022

Nuova gara per l’ampliamento dopo il ritiro della quarta ditta. La ristrutturazione partirà in autunno e durerà un anno

TREVISO. Prima campanella in tutte le scuole, ieri, tranne alle Don Milani di San Zeno che dopo il macigno dell’interdittiva antimafia sulla ditta responsabile dei lavori per l’ampliamento dello stabile restano un cantiere in abbandono. Una grana pesante quella con cui si trova a fare i conti il Lavori pubblici dopo che anche la quarta ditta in lista ha rifiutato di finire i lavori lasciati a metà dal Consorzio Lm Group espulso dal Comune. «Il plesso non riaprirà battenti almeno fino a novembre 2022» ammette l’assessore Sandro Zampese.

L’ampliamento in abbandono

La frana è iniziata a gennaio con l’interdittiva antimafia spiccata dalla prefettura nei confronti della ditta che aveva vinto l’appalto per i lavori di ampliamento della scuola (i cui alunni da mesi sono o trasferiti alle vicine Tommaseo). Il Comune, responsabile del bando vinto dalla Lm Group, sottolineando di aver fatto tutto in regola non poté fare altro che revocare immediatamente l’incarico.

Sperava di affidare il completamento dei lavori alla seconda in lista, ma incassò un netto no. In primavera ha provato con la terza che ha risposto come la precedente. A inizio estate ha avanzato così la stessa offerta alla quarta classificata incassando ancora una volta un «niente da fare».

La colpa? Dei costi, stando a quanto riferisce Ca’ Sugana, «ormai basati su un capitolato di tre ani fa». Soluzione? Si era pensato di unire il completamento dell’ampliamento (palestra e mensa) con i lavori di restauro (appalto da già 2,3 milioni) ma non è stato possibile. E le grane si sono aggiunte alle grane.

Due gare distinte

Ca’ Sugana ha dovuto ripensare così a due gare distinte: una per finire i lavori chiusi per mafia, l’altra per rimettere in sesto l’edificio esistente. Ha avviato con successo la seconda, affidando i lavori alla Biasuzzi, ma per la prima è ancora alto mare. «È necessario rivedere i costi del materiale e delle opere necessarie a completare i lavori, solo poi rifaremo una gara ad hoc» ammette Zampese, «siamo a lavoro ma servirà tempo».

Quando? «Almeno fino a primavera, poi ci saranno i tempi di gara e di cantiere. Per concludere l’intervento serviranno due-tre mesi».

Tempi che si andranno a incrociare con quelli per il restauro che Biasuzzi dovrebbe iniziare a fine novembre e che dureranno – stando al cronoprogramma – circa un anno.

«I due cantieri potranno convivere, abbiamo già studiato il modo» sottolinea l’assessore ai lavori pubblici. Anche se per adesso, e per un bel po’ alla Biasuzzi toccherà convivere solo con un silenzioso sarcofago di cemento armato qual è oggi il cantiere chiuso per mafia. «Speriamo di riaprire il plesso per fine autunno 2022» allarga le braccia Ca’ Sugana cui non resta che incrociare le dita.

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