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Rave party di Marca: «Di questo passo i contagi ripartiranno, ma non tutti i giovani sono così incoscienti»

Parla Giampaolo Sbarra, vicepresidente nazionale dell’associazione presidi: «Distanziamento in classe non ce n’è, i mezzi pubblici sono all’80 percento. A scuola è saltato anche il distanziamento di un metro. Dobbiamo sperare che servano la campagna vaccinale e il Green pass. Non so se sarà sufficiente»

TREVISO. Notte di eccessi alla vigilia dell’anno scolastico: c’è voluto un anno e mezzo per ripartire con tutte le lezioni in presenza, ma adesso feste a base di musica, alcol e soprattutto nessun distanziamento rischiano di vanificare il rientro in aula e far ripartire l’infernale sequenza di quarantene, isolamenti, Dad. Lo teme Giampaolo Sbarra, vice presidente nazionale dell’Associazione dirigenti-docenti, già vice preside dell’artistico, che rivolge ai giovani un appello: «Non roviniamo tutto», ma allo stesso tempo ricorda che «non tutti i ragazzi sono quelli dei rave party, ci sono tanti giovani coscienziosi».

Teme che comportamenti come quelli segnalati dai carabinieri sul Piave possano vanificare la ripartenza, facendo correre il contagio?

«È un dato di fatto. Bisognerà certamente fare appello a una forma di coscienza e autoregolamentazione: i ragazzi sappiano che la società ha corso rischi gravi, ha pagato uno scotto enorme al Covid, ogni contributo personale aiuta a superare la fase difficile».

Secondo lei i ragazzi hanno questa consapevolezza?

«La maggior parte di loro certamente sì. Sto per dire una cosa che in apparenza non c’entra nulla, però sono due mesi che raccolgo firme per l’eutanasia e i ragazzi sono venuti numerosi, hanno firmato in tanti, volontariamente, mostrando coscienza civile. I ragazzi sono di tante estrazioni diverse».

Da cosa dipendono, secondo lei, certi eccessi?

«Potrebbe essere un fenomeno di emulazione, rave party ce ne sono stati altrove in questa estate, ci sarà la voglia di sfogare le chiusure di lunghi periodi. Ma i ragazzi non vanno criminalizzati».

Sono più difficili da gestire dopo i lunghi mesi di lockdown e restrizioni?

«Può darsi, anzi è abbastanza probabile. Ma segnalo che i ragazzi si stanno vaccinando in buon numero, e poi: quanti ragazzi avete visto alle riunioni dei No vax? Questo per segnalare che ci sono tantissimi giovani con grande senso di responsabilità».

Come gestire i casi più complicati?

«Le parole non bastano, bisogna essere lì con loro. Va lasciato spazio ad associazioni che lavorano con i ragazzi di strada. Quando insegnavo, ce n’erano e lavoravano in presenza. Bisogna promuovere attività sociali di questo tipo. Le istituzioni sarebbero poco ascoltate, mentre qualcuno che vive quelle esperienze e vi è inserito sarebbe più efficace. L’appello del sindaco, del vescovo o del professore probabilmente non servono a niente. Serve essere lì in mezzo, con loro».

Si sente di fare previsioni?

«Previsioni non voglio farne, né vorrei essere uccello del malaugurio. Mi limito a osservare, però, che distanziamento in classe non ce n’è, i mezzi pubblici sono all’80%, queste sono le linee guida. A scuola è saltato anche il distanziamento di un metro. Dobbiamo sperare che servano la campagna vaccinale e il Green pass. Non so se sarà sufficiente».

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