La lotta partigiana non è finita: «Resistenza in nuove forme, così questo Paese rinascerà»

Il presidente nazionale Pagliarulo al raduno interregionale Anpi a Fregona: «Combattere i rigurgiti di fascismo che si manifestano anche in ambiti attuali»

FREGONA. Resistenza sempre. Anche oggi, dopo 77 anni. Gianfranco Pagliarulo, presidente nazionale dell’Anpi, sale sul Cansiglio, dove si ricordano i 480 Caduti del rastrellamento nazista, e lancia un appello alla mobilitazione. «Questo Paese rinascerà - afferma - se finalmente butteremo nella pattumiera della storia la mela avvelenata del fascismo e il suo caravanserraglio di protesi: il razzismo, il nazismo, l’odio verso l’altro, specie se povero».

La mattinata è splendida. Prima la messa, organizzata dall’Avl, poi il lungo corteo dalla piana di Col Dar, quindi la commemorazione al monumento della Resistenza. C’è il popolo della Liberazione di Treviso, Belluno e Pordenone; numerosi sindaci con i gonfaloni. C’è il picchetto militare. La corona per i Caduti viene portata da un ex partigiano, sostenuto da due militanti. Il sindaco di Vittorio Veneto di solito apre la cerimonia.

Ma non c’è, neppure quest’anno: a rappresentare l’amministrazione c’è il consigliere Roberto Parrella, che legge un messaggio del presidente Luca Zaia. Messaggio non di circostanza. Il governatore ricorda “il coraggio dei resistenti”, dice che la memoria “è doverosa” e su questi valori bisogna fondare il confronto, anzi il dialogo per una “società migliore”.

La parola passa poi a Giuliano Varnier, presidente Anpi Treviso, che definisce Gino Strada, scomparso di recente, il più autorevole simbolo oggi della Resistenza e richiama l’impegno per la democrazia, il lavoro, l’ambiente. Senza dimenticare ciò che la Resistenza è stata, come raccomanda Chiara Marangon, presidente Anpi di Vittorio Veneto, polemizzando indirettamente con l’amministrazione Miatto. Per 32 minuti riflette, poi, a voce alta Pagliarulo. Ricordando che così’ accaduto in Cansiglio, ma anche attualizzando la lotta di Liberazione.

Il presidente dell’Anpi ha citato anche Papa Francesco e l’enciclica “Fratelli tutti”. Ha ricordato monsignor Galera, parroco di Montaner, che trasformò il suo campanile in un deposito di armi per i partigiani. Ha celebrato le donne ed il loro ruolo nella Liberazione, 77 anni fa, ma anche oggi, come a Kabul.

E, appunto, ha ammonito sul presente. «Tutto, perfino la protesta contro i vaccini, viene infiltrato da avanzi di galera neofascisti, che vogliono mettersi alla testa di questo movimento - ha detto il presidente Anpi - Occorre aprire, pertanto, una nuova fase della lotta democratica e antifascista, dando vita ad una grande offensiva sociale, politica, istituzionale, culturale, civile che ci veda uniti per cambiare l’Italia. Un’offensiva che abbia come obiettivo l’applicazione della Costituzione per sradicare la gramigna fascista, nazista e nazionalista e perché libertà, eguaglianza, partecipazione, l’antifascismo diventino la grammatica della vita quotidiana».

Una filarmonica ha accompagnato il corteo di partigiani attraverso la piana del Cansiglio, un coro partigiano ha incorniciato l'evento. Il più applaudito è stato ovviamente “Bella Ciao”. Non è mancata infine la partecipazione di una rappresentanza dei combattenti sloveni della Resistenza.

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