Treviso, crisi delle materie prime: «Un mese di attesa per un ricambio auto. E i microchip da 7 cent ora costano 10 dollari»

Michele Carlet, Ceo della Check Up Srl di Codognè, con una delle schede prodotte dall'azienda

Michele Carlet, Ceo di Check Up srl, società di elettronica integrata con sede a Codognè: «Inflazione alle stelle nei prossimi mesi, situazione insostenibile» 

TREVISO. Per un banale pezzo di ricambio di una Volkswagen serve un mese. Le auto nuove hanno tempi di consegna lunghissimi. La PlayStation5 è introvabile.

«È una crisi che in trent’anni non ho mai visto, e che nei prossimi mesi peggiorerà. Dovete comprare qualcosa? Fatelo subito». Michele Carlet è il Ceo di Check Up srl, azienda di Codognè specializzata nella produzione e fornitura, tra le altre cose, di sensori, schede elettroniche, microprocessori, dispositivi elettronici, alimentatori. Componenti che finiscono tanto negli ambienti domestici (pensiamo agli elettrodomestici “smart”) quanto negli ospedali (per esempio i letti delle Terapie intensive). Componenti che, oggi, sono introvabili. E carissimi.


Cosa sta succedendo nel mondo dell’elettronica?

«Non si trovano più chip e semiconduttori. Spariti. È capitato in passato di avere dei mesi di sofferenza, ma adesso siamo davanti a una speculazione senza precedenti. Siamo arrivati da qualche centesimo di dollaro a dover pagare 8-10 dollari per i componenti di elettrodomestici smart. Siamo nati con i dispositivi medici, ora produciamo anche altri dispositivi per la salute e sistemi di sanificazione dell’aria. E già si immagina un ulteriore aumento nei prossimi mesi. Abbiamo portafoglio ordini e fatturato in crescita del 35%, ma non riusciamo a consegnare se non raddrizzando di continuo i listini».


Quali prodotti, in particolare, non riuscite più realizzare?

«Tutto ciò che ruota attorno a una scheda elettronica. I semiconduttori sono introvabili. Un esempio? Le macchine automatiche da caffè: fornivamo da 40 a 50 mila schede elettroniche al mese, oggi siamo a 40 mila in cinque mesi».
 

Dove si trovano i vostri fornitori?

«Ci riforniamo sia da due multinazionali americane, sia dal Far East, cioè Giappone, Cina, Taiwan, Corea».
 

Come siamo arrivati a questa situazione?

«Ci sono tante teorie. La prima è che ci sia una speculazione in atto, e io ne sono convinto. Sono convinto cioè che gli speculatori siano passati dai titoli di Stato alle materie prime. Guardate quanto costa l’alluminio dopo il colpo di Stato in Nuova Guinea. Dall’altro lato, c’è la parte dell’automotive, dove il peso dell’elettronica è sempre più rilevante. E dopo il lockdown molti sono stati prudenziali, hanno lavorato con il just in time».
 

Oltre a essere aumentati i prezzi, sono slittati anche i tempi di consegna.

«Noi siamo licenziati Apple. C’è un cripto chip per far dialogare il dispositivo con il mondo della domotica. Abbiamo ordinato i cripto chip a marzo, a un certo punto dalle Apple ci comunicano che non sanno quando arriveranno. Io cosa dico al cliente? Non so cosa consegnerò da oggi a metà del prossimo anno. È una guerra».
 

Quanto durerà?

«Servono almeno due anni per avviare una fabbrica che produca semiconduttori. Parlando con i produttori, mi dicono che la crisi durerà per almeno tutto il 2022. Ma da settembre il problema si è acuito».
 

Questa crisi sta avendo effetti sull’occupazione?

«Abbiamo esternalizzato da tempo quasi tutta la produzione, facciamo i dispositivi medici più complessi e più pericolosi per la salute, abbiamo una ventina di persone. Lavoriamo sull’innovazione, non abbiamo la dimensione per cambiare linee di produzione ogni due anni. Nei mesi scorsi sono capitate settimane in cui le persone sono rimaste a casa in cassa integrazione, incredibile in un momento in cui il fatturato cresce a due cifre».
 

Per noi consumatori cosa cambierà a breve termine?

«Ci sarà un rimbalzo inflazionistico importante. Temo che arriverà entro l’anno. Saranno diversi punti. Nella grande distribuzione vediamo un incremento medio del 15%. E il tempo medio di approvvigionamento va dalle 40 alle 60 settimane. È allucinante. Come si fa a fare piani industriali in questo modo? E comunque il mio consiglio è: se dovete comprare qualcosa, fatelo subito». 
 

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