Morì dopo l’allarme al 118 Il giudice scagiona medico e due operatrici

villorba

Archiviata l’inchiesta contro due operatrici del 118 di Treviso e un medico di guardia accusati di omicidio colposo per la morte di un senegalese di 58 anni, deceduto nell’aprile dell’anno scorso mentre si trovava in un’abitazione di Villorba.


L’uomo, che all’epoca risiedeva a San Biagio di Callalta, morì per un malore, acuito da una disfunzione fisica, in casa di un conoscente.

L’inchiesta, avviata dal sostituto procuratore Massimo Zampicinini, ha avuto lo scopo di capire se vi fossero stati dei ritardi o delle omissioni nel prestare soccorso al cittadino senegalese, che avessero poi provocato il decesso. Questo è almeno quanto sostenevano i familiari del cittadino africano che, dopo qualche giorno dalla tragedia, avevano presentato un esposto alla Procura della Repubblica di Treviso.

Il fatto risale al 21 aprile dell’anno scorso quando il cittadino africano da un’abitazione di Villorba richiese al 118 l’intervento di un’ambulanza per un asserito malore.

Cosa sia successo dopo, con la morte del senegalese, finì al vaglio della magistratura che volle accertare le diverse fasi dei soccorsi e per questo motivo era stata disposta l’acquisizione della registrazione delle telefonate fatte al numero d’emergenza. Difficoltà nell’esprimersi da parte di chi chiedeva aiuto? Ritardi nei soccorsi? Tutti interrogativi che sono stati passati al vaglio del pubblico ministero di Treviso, Massimo Zampicinini.

Di sicuro c’è che dalla perizia effettuata dall’anatomopatologo Antonello Cirnielli è emerso che non vi furono responsabilità da parte del medico e delle operatrici del 118. Due operatrici, di 53 e 46 anni, e il medico, di 34 anni (difeso dall’avvocato Alessandro Corsi), tutti stimati professionisti.

Nel loro comportamento non è emerso alcun nesso di causa con la morte del senegalese. Nonostante tutto sia avvenuto per telefono e nessuno sia intervenuto fisicamente per visitare il senegalese, la sorte dell’uomo non sarebbe stata diversa. Dunque, un sospiro di sollievo per i tre sanitari, stimati nell’ambiente, che vedono così archiviata l’inchiesta promossa un anno fa a loro carico dalla Procura di Treviso. —



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